19 Maggio 2020

ARCEVIA/2 PITICCHIO E FOSSATO DIFENSIVO DI CONELLE

la Voce Misena
20 febbraio 2014
La polenta nel bel castello

Terza puntata degli ‘itinerari vicini’

La Voce Misena propone una gita che parte da una bella chiesa della nostra diocesi. Iniziando da dove si è celebrata la festa del Signore.

ITINERARI
Un piatto di polenta può rendere ancora più gustosa la visita a questo bel borgo

Nel mese di febbraio torna con un grande successo, l’iniziativa di gran parte dei ristoranti arceviesi, “Una domenica andando a polenta…” per celebrare la riscoperta del “mais ottofile di Roccacontrada” e della sua farina macinata a pietra.

Proponiamo una gita al Piticchio, uno dei più suggestivi castelli di Arcevia che sorge su un poggio a 379. Si trova a circa 7 chilometri da Arcevia dopo aver superato Montale, percorrendo la provinciale Arceviese.

Il Castello ha un impianto tipicamente quattrocentesco tutto imperniato sulle mura di cinta con lo splendido camminamento di ronda che permette di fare il giro completo della cinta muraria, da cui si domina tutto il territorio circostante.

La parrocchia è intitolata a S. Nicolò, vescovo di Myra, a cui è dedicata una chiesa nel borgo, più in basso rispetto al Castello. L’attuale chiesa parrocchiale è dedicata a San Sebastiano Martire, che ha preso il suo aspetto attuale nel 1700 ed era la chiesa del castello.

Chiesa San Sebastiano Martire di Piticchio

Nella chiesa si può ammirare un imponente dossale di legno intagliato e dorato del XVI secolo su cui sono incastonate cinque capolavori: tre tele e due tavolette, frutto della maturità artistica di Ercole Ramazzani, allievo di Lotto, che le dipinse negli anni ’90 del 1500.

La chiesa ospita anche un prezioso organo storico costruito a Montecarotto dalla bottega dei maestri organari Saverio (1713—1802) e di suo figlio Sebastiano Vici (1755 –1830), esponenti autorevoli della Scuola Organaria. Lo strumento è stato restaurato dal bravissimo organaro, Leonardo Sebastianelli.

L’Organo della Chiesa di San Sebastiano a Piticchio di Arcevia

Proseguendo verso Arcevia sulla destra si incontra il bivio per la località Conelle in cui “scavi archeologici effettuati nel fra il 1958 e il 1965 hanno individuato un splendido fossato difensivo scavato nella ghiaia, con un profilo ad imbuto, dell’ultimo periodo del neolitico 3500-2890 a.C., lungo oltre 100 metri e profondo fino a 7, che sbarrava l’accesso al pianoro triangolare, difeso naturalmente sugli altri due lati da due corsi d’acqua.

Fossato difensivo di Conelle di Arcevia

Dell’insediamento neolitico, sicuramente localizzato sul terrazzo alluvionale, non è rimasta alcuna traccia diretta di strutture abitative, distrutte dai lavori agricoli, ma solo testimonianze indirette rappresentate dai frammenti di intonaco e dai numerosi reperti archeologici e faunistici rinvenuti all’interno del fossato”, (dal sito del Museo Archeologico Statale di Arcevia).

Di fronte a Piticchio, a sinistra della provinciale che porta ad Arcevia, si trova la frazione Magnadorsa in cui ha sede l’azienda agricola Montalbini, (tel.: 0731 984410, Cell. 339266884) che su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Arcevia e della Pro Loco, ha messo a coltura da alcuni anni il “mais tradizionale a otto file”, la cui farina si ottiene con macinazione a pietra nello storico mulino ad acqua di Sirinaldo Spoletini, che si trova sempre a Frazione Magnadorsa, 77.

 

Montalbini e un trionfo di polenta di Mais ottofile di Roccacontrada

Le caratteristiche della farina del “mais a otto file di Roccacontrada”, che è l’antico nome di Arcevia, sono un odore delicato, un aroma intenso e un sapore molto gradevole.

Mais ottofile di Roccacontrada

E’ l’occasione per non perdere una tradizione culinaria di cui i marchigiani sono stati grandi cultori. La farina di mais all’inizio del secolo scorso era il principale alimento di una cucina povera come quella dei nostri contadini, ora la polenta è diventato cibo ricercato, ambito sulle tavole dei buongustai.

pagina a cura di Mario Maria Molinari

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