19 Maggio 2020 Montemarciano

MONTEMARCIANO: UNA COLLINA CHE SI AFFACCIA SUL MARE, L’ANTICA ROCCA, UNA BELLA COLLEGIATA, L’ANTICA DIMORA DELLA FAMIGLIA PICCOLOMINI

la Voce Misena

5 febbraio 2015

5 marzo 2015

due passi in collina

ITINERARI

La voce Misena propone la sua consueta gita settimanale a Montemarciano che originariamente era una Rocca adagiata su una dolce collina affacciata sul mare Adriatico. Ad Est si può godere della vista del golfo di Ancona, in lontananza si staglia il profilo del Conero, a sud il Monte San Vicino appare in primo piano, rispetto alla catena degli Appennini.

Montemarciano vista dell’alto

Il suo centro ha ancora una pianta circolare che ricalca la forma della Rocca distrutta nel 1578,anche se ha assunto elementi monumentali del ‘700 e ‘800. In origine, nel XII secolo, vi venne fondata una pieve con giurisdizione sul territorio di Montemarciano, Cassiano e Marina (Case Bruciate).

Il Teatro Comunale ‘Vittorio Alfieri’ a Montemarciano

Il Teatro Comunale ‘Vittorio Alfieri’ fu costruito nel 1886-87 su progetto di G.B. Marotti e presenta due ordini di palchi disposti a ferro di cavallo. Le decorazioni sono opera dell’anconetano Buratti nella sala e del romano Alberici nel sipario.

Poco lontano in via Falcinelli ci sono dei bei portici con affreschi ottocenteschi del dell’artista Nazareno Diotallevi rappresentanti le quattro stagioni con grottesche e paesaggi. “Al centro di quest’opera risaltano quattro figure femminili che simboleggiano le Arti: Architettura, Scultura, Pittura e Musica. È interessante il groviglio di natura e animali (alcuni forse anche molto simbolici) come il pavone, la cui coda scintillante è l’emblema dell’ampia discesa del Sole e della luce che emerge come un ventaglio dall’oscurità all’alba.

Portici con affreschi ottocenteschi del dell’artista Nazareno Diotallevi Diotallevi

Un altro animale che compare nella bellissima tessitura di rami e intrecci di fogliame è il gallo, In una delle lunette si può ammirare un momento di vita nella via principale di Montemarciano nell’Ottocento con la Chiesa Parrocchiale di S. Pietro Apostolo sullo sfondo.

In un’altra lunetta si distingue ancora chiaramente lo stemma di Montemarciano raffigurante il dio Marte. Gli affreschi del Diotallevi creano un’atmosfera molto particolare ogni volta che si va a prendere un caffè nel bar sottostante”, (spiegano sulla pagina Facebook di di Montemarciano Cultura  Monia Fratoni e Corrado Calcatelli).

Tra i monumenti più importanti c’è la Chiesa parrocchiale Collegiata di San Pietro Apostolo, esempio del Settecento Romano, costruita su progetto dell’architetto Carlo Marchionni. Nel 1578 le truppe di Gregorio XIII assaltarono la rocca tenuta dalla famiglia Piccolomini. I resti della rocca e le opere d’arte custodite nella rocca vennero conferite alla chiesa di San Pietro.

Chiesa Parrocchiale Collegiata di San Pietro Apostolo a Montemarciano

La chiesa sorge al limitare del primo nucleo del centro storico. La facciata è composta da due ordini sovrapposti, decorati con lesene di stile dorico, il portale è decorato da una mostra in pietra e timpano ed è inserito in un arco a tutto sesto. I due ingressi minori sono sormontati da nicchie che ospitano statue di santi. Ai lati della facciata si elevano due campanili identici.

All’interno della chiesa, a navata unica con cappelle laterali comunicanti, si trovano la pala dell’altare maggiore con Cristo Giudicante e membri della famiglia Piccolomini, sopra il coro ligneo dell’altare maggiore. Nella Cappella di S. Francesco si trova la Beata Vergine della Speranza tra i santi Francesco, Carlo Borromeo e Vincenzo Ferrer datata 1763 è Pietro Ugolini, il giovane da Pergola. Nella cappella di S. Macario troviamo Cristo crocifisso tra i santi Macario, Maria Maddalena e Sebastiano, opera del XVII secolo, con aggiunte del 1763;

Nella Cappella del Rosario si trova la Madonna del Rosario e i santi Caterina da Siena e Domenico di Guzman. Da notare anche la Traslazione della Santa Casa di Loreto e i santi Marco, Giovanni Evangelista e Nicola da Bari. Sopra l’ingresso si trova la cantoria dove si può ammirare l’organo del Settecento decorato da una pregevole mostra in legno dipinto.

Poco lontano dalla Collegiata di San Pietro si trova la Chiesa del Santissimo Sacramento edificata nel XVII secolo su una precedente chiesa cinquecentesca e riedificata nel 1766. Conserva al suo interno una statua di Maria Immacolata del ‘500. Sulla prima nicchia della parete di destra si trovano invece la statua di San Cristoforo e l’altare dedicato a San Francesco.

Chiesa del Santissimo Sacramento a Montemarciano

Proseguendo su questo lato, si può vedere un secondo altare, sopra il quale è posto un affresco del XVII secolo con la Madonna dell’Immacolata Concezione, in piedi sopra una falce di luna. Il crocifisso ligneo posto in corrispondenza del secondo altare a sinistra, veniva portato in processione fino agli Alberici, ogni 25 marzo, fin dal 1793.

“Ad due chilometri dal centro storico di Montemarciano e nella frazione Alberici, sorge il santuario di ‘Nostra Signora dei Lumi’ oggetto di notevole venerazione e meta di numerosi pellegrinaggi tra i quali quello secolare, a ricorrenza annuale, della frazione Montagnolo (oggi Pinocchio) di Ancona.

Il santuario di ‘Nostra Signora dei Lumi’ a Montemarciano

La chiesa contiene un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna allattante il Bambino Gesù, attribuito a tale Bartolomeo figlio di Maestro Gentile da Urbino, artista vicino a Giacomo Piccolomini. Orna la parete dietro l’altare maggiore ed è a questa immagine devozionale che si lega la nascita del santuario, sorto in un primo momento come semplice cappella devozionale.

Nel 1465 infatti Giacomo Piccolomini, vicario papale di Montemarciano dal 1461 nonché nipote del pontefice Pio II, su desiderio della moglie Cristofora Colonna, fece qui edificare una cappella in forma di tempietto e sorretta da quattro grandi pilastri, con due sole finestre e un grande cancello davanti all’entrata.

Affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna allattante nel santuario di ‘Nostra Signora dei Lumi’ a Montemarciano

Di indubbia qualità estetica, l’affresco – quasi completamente ridipinto ad olio presumibilmente nel corso del XVII secolo e riportato al suo aspetto originario grazie all’ultimo restauro, eseguito nel 2009, è ambientato in un paesaggio naturale aspro e ombroso e riproduce la Madonna, a piedi nudi e seduta sul tronco di una quercia, in atteggiamento affettuoso mentre allatta il Gesù bambino sorridente, adagiato sopra un cuscino, che a essa si aggrappa teneramente. In alto sono presenti due angeli nell’atto di incoronare la Vergine e di stendere il drappo rosso alle sue spalle. I due borghi fortificati che compaiono a lato del gruppo sacro sono da identificarsi l’uno con Montemarciano e l’altro con Monte San Vito.

Nell’ottobre del 1597, venne inaugurato il santuario vero e proprio, fatto erigere in luogo della precedente cappella per soddisfare la grande affluenza di fedeli e pellegrini che accorrevano sempre più numerosi presso l’edificio di culto, divenuto celebre in seguito ad una serie di eventi luminosi attribuiti al potere miracoloso della Madonna della Quercia, che iniziò pertanto ad essere denominata “Nostra Signora dei Lumi”

Di notevole interesse è l’epigrafe commemorativa posta nella controfacciata (parete di sinistra), che ricorda l’edificazione del santuario: «P. Petro Epis. Senog. Et Com. Ecclesia B. M. Virg. aedificata A.D. MDXCVII» (“Questa chiesa fu edificata alla B.V. Maria da Pietro Vescovo e conte di Senigallia l’Anno del Signore 1597”)

L’edificio, esternamente molto semplice, ha una facciata a capanna decorata da un oculo con vetrata ed è affiancato dal cimitero tardo ottocentesco, a sinistra, e dall’ex-convento a tre piani, sul lato destro (questa struttura è utilizzata dal 2005 come casa-famiglia).

L’interno, a pianta centrale e semplice copertura a capriate lignee, è contraddistinto da alcuni apprezzabili elementi di arredo liturgico, come il quattrocentesco pulpito ligneo sulla sinistra, la cantoria, nel cui obolo centrale sono incise le lettere “INNR”, iniziali dello stemma dell’Ordine dei Nazareni, due crocifissi tardo seicenteschi, un lampadario in vetro di Murano, in corrispondenza dell’antica cappella, donato al santuario nel 1934, tre statue di santi, S. Francesco d’Assisi, S. Lucia, S. Antonio da Padova e una dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

. La Chiesa di Alberici è anche famosa perché proprio qui si sposarono Aldo Moro e Eleonora Chiavarelli il 5 aprile 1945“, (Lorenza Zampa).

La chiesa ‘della Madonnina’ a Montemarciano

“La chiesa ‘della Madonnina’ sorge nell’antica contrada a sud-ovest del centro abitato vero e proprio e comprende oggi le due vie Fonte Bella e Selvettina, sul bivio tra le strade che conducono rispettivamente a Cassiano e agli Alberici. La chiesetta è stata recentemente restaurata nelle sue parti esterne e restituita alle sue originarie cromie; l’interno è ad aula unica e completamente ristrutturato. Sopra l’altare maggiore era posto in origine il quadro con l’effigie della Beata Vergine della Speranza, o Madonnina, a cui i montemarcianesi erano molto devoti. Dopo l’ultimo restauro ad opera dell’Ordine dei Cavalieri di Montevago di Arcevia e del Comune di Montemarciano un altro pezzo storico del nostro territorio è stato recuperato” (Lorenza Zampa).

“Di rilevante pregio storico-architettonico la chiesa di S. Maria delle Grazie in via IV Novembre, la cui prima costruzione risale al 1616, con all’interno un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino databile alla seconda metà del XVII secolo.

S. Maria delle Grazie in via IV Novembre a Montemarciano, foto Lorenzo Seta

Il piccolo edificio di culto si trova nell’area un tempo conosciuta come “Borgo delle Grazie”, ad est del centro storico, è un bell’esempio di chiesa di campagna in stile neogotico. La facciata attuale della chiesina, frutto della ricostruzione novecentesca, è a semplice rivestimento ad intonaco ed è caratterizzata da un portale architravato in pietra sormontato dal medaglione del 1930.

Sul retro dell’edificio, direttamente confinante con l’area della Villa e parco Censi Buffarini, si vede il piccolo campanile a vela, anch’esso dalle forme neogotiche. L’interno, ad aula unica, è spoglio ma raffinato nella sua semplicità.

Sopra l’altare, dentro a una nicchia, è conservata una parte consistente dell’affresco seicentesco della Madonna delle Grazie, incorniciato da due colonnine corinzie e dal timpano terminale: rappresenta la Vergine, dal volto sereno e quasi sorridente, che tiene sulle sue ginocchia il cuscino sopra cui si erge il Bambin Gesù benedicente. Hanno entrambi nimbo e corona – quest’ultima è molto probabilmente frutto di ridipinture posteriori, visto che l’opera è stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli – e il viso della Madonna è circondato da dodici stelle; lo scranno sopra cui è seduta è tracciato con poche, semplici linee curve, a volute.

La scena è inquadrata da un baldacchino dipinto, da cui fanno capolino le teste alate dei cherubini; esiste anche un’opera pittorica ispirata a questo affresco e risalente al 1918, tuttora conservata sulla parete sinistra della chiesa”, (Lorenza Zampa).

Si può continuare la nostra gita visitando il Parco e la Villa Comunale “Colle Sereno” in via IV novembre all’ingresso di Montemarciano. E’ un’ottocentesca residenza signorile, da cui si gode un bel panoramaDa questo punto particolarmente panoramico, è possibile godere della vista del mare, della campagna e delle colline. Nell’ampio parco annesso si svolgono varie manifestazioni estive. Ora sede della Tenuta Villa Colle Sereno, è conosciuta anche con il nome della famiglia Censi Buffarini di Ancona, che ivi abitò dal 1901 al 1963.

Tenuta Villa Colle Sereno a Montemarciano

Dall’ingresso principale è immediatamente riconoscibile il corpo di fabbrica più grande, con sviluppo su 3 livelli, che fungeva da magazzino per grano e cereali. All’epoca della tenuta agricola di Vincenzo Censi Buffarini; venivano qui allevati anche bachi da seta.

Proseguendo dietro l’originario magazzino, sul lato sinistro, si vede ancora oggi il piccolo fabbricato un tempo utilizzato come scuderia per i cavalli, con annessa rimessa per le carrozze della famiglia, e un pollaio subito accanto. Sempre sul retro erano presenti i vari ambienti di servizio, come la lavanderia e le cucine, oltre ad una cisterna con pompa dell’acqua e alla cantina nel seminterrato per la conservazione dei vini.

La porzione di Villa affacciata sul giardino, più signorile ed elegante rispetto al prospetto frontale, era quella che fungeva da residenza privata della famiglia Censi Buffarini, con le camere al piano superiore e le stanze per le attività diurne e ludiche – come la sala da biliardo e un’altra per suonare il pianoforte – al pianterreno.

Percorrendo il parco, si scorge ancora quella parte di giardino più nascosta e rialzata denominata un tempo “la Montagnola”, proseguendo, si giunge al piccolo tunnel vegetale risultante dall’intreccio di alberi e arbusti che immetteva in un piccolo casotto, il cosiddetto “roccolo”, che serviva per la caccia degli uccelli, praticata attraverso il sistema delle reti a tramaglio; il casottino, oggi diruto, ospitava le gabbie con gli uccelli di richiamo.

Il vasto parco, essendo comunale, è aperto al pubblico e liberamente visitabile durante tutta la giornata. Mantiene intatta gran parte della sua originaria varietà arborea: oltre a pini domestici, palme, noci, cipressi, lecci, tassi, magnolie e ad alcuni esemplari di acero americano, sono state riconosciute rarità botaniche di notevole interesse scientifico”, (Lorenza Zampa).

In via Fonte Bella, dove comincia la strada che congiunge Montemarciano a Cassiano, si trova la fonte omonima. La Fonte Bella è nota come fonte pubblica della Selvettina sin dal 1400, assunse la denominazione attuale dopo il significativo restauro che la interessò nel 1821, ed è stata oggetto di un recente ulteriore intervento di restauro.

Fonte Bella a Montemarciano

“La fonte è costituita da una struttura muraria in laterizio, nel cui scomparto centrale a emiciclo si conservano lo stemma di Montemarciano e più in basso la lapide realizzati entrambi in pietra d’Istria. Reca un piccolo sportello in legno sulla sinistra; la pavimentazione a selciato è di una qualità di pietra ricavata dai monti di Pesaro”, (Lorenza Zampa). Nei suoi pressi si trova un’area di sosta e relax nell’ambito del percorso agrituristico “AGRICOM Triponzio-Esino”.

Da viale Italia si può imboccare via di Villa D’Ascoli o strada comunale della Villa Florida. Qui si trova la bella Villa Ascoli, chiamata anche Villa Florida, la Palombara della signora o Villa Chigi. L’edificio fu costruito nel XVI secolo e donato con tutta la tenuta a Ippolita, moglie di Alfonso Piccolomini.

Villa Ascoli, chiamata anche Villa Florida, la Palombara della signora o Villa Chigi a Montemarciano

“La villa, oggi residenza privata, alla fine del Cinquecento era una tenuta agricola dei Piccolomini, donata dal duca Alfonso Piccolomini alla moglie Ippolita, primogenita di Ludovico Pico e di Renata d’Este.

Il termine “Palombara” è da riferirsi ad un tipo particolare di tenute agricole molto diffuse nel Cinquecento, create ex-novo, o in alcuni casi ricavate da preesistenti torri militari, per l’allevamento dei colombi. A conferma di ciò, resta un sigillo tuttora conservato nella facciata principale della villa, datato 1495, recante l’arme dei Piccolomini.

Nella prima metà del Seicento, dopo la morte di Ippolita e della figlia Vittoria, la tenuta – rimasta nel frattempo nelle mani del genero di Ippolita, il duca di Carpineto Camillo Conti – venne prima rilevata dalla Camera Apostolica ed in seguito concessa in enfiteusi perpetua ai conti Prospero (cavaliere di S. Stefano e patrizio anconetano) e Antonio Bonarelli della Rovere, nel 1658.

Qualche anno dopo (1694) comparve per La Palombara la dicitura “Villa Chigi”, da legare forse a Flavio Chigi, commendatario dell’Abbazia di Chiaravalle, che in questa villa a Montemarciano avrebbe abitato.

I Bonarelli mantennero la proprietà della Palombara fino a metà Ottocento circa, quando subentrarono loro i Mancinforte, nella figura del marchese Giulio Fabiani Serafini Mancinforte Sperelli di Ancona, uno dei più importanti proprietari “esterni” di Montemarciano.

La tenuta nel frattempo iniziò ad essere citata nei documenti con il nome di “Villa Florida” e diventa infine Villa Ascoli con il definitivo passaggio di proprietà dai Mancinforte alla famiglia Ascoli nel XX secolo.

È uno squisito esempio di villa signorile con ampio giardino, preceduta da un elegante viale di cipressi che si immette su via Brecciata. La villa subì un bombardamento aereo messo in atto dalla R.A.F. il 17 gennaio 1944, a seguito del quale andò interamente distrutta una delle due ali rustiche accorpate alla parte padronale, la limonaia per la precisione

Villa Ascoli, essendo privata, non è visitabile ma è possibile vedere l’ala rustica sopravvissuta e una porzione di giardino costeggiando la via omonima sulla quale la villa si trova. La passeggiata a piedi in questa zona del paese risulta molto gradevole e, percorrendo l’intera via Brecciata in direzione di Chiaravalle, ci si ritrova di fronte al piccolo Santuario degli Alberici, sempre visitabile”, (Lorenza Zampa).

In località Santa Veneranda, lungo la provinciale Sirolo-Senigallia, è da segnalare l’antica chiesa rurale del primo Settecento. Già cappella rurale la chiesa fu ricostruita 1719 per interessamento di Livia Billoni in Trusiani, sulle ceneri dell’antica Pieve di San Clemente della quale si hanno notizie sin dal 1200. Un piccolo edificio di culto tardo medievale, con annesso fonte battesimale, che nel 1588 risultava già in rovina.

La piccola chiesa di Santa Veneranda, dedicata al Santissimo nome di Maria, ha la facciata realizzata con mattoni in cotto, ed è rivolta verso Montemarciano, da cui dista appena un paio di chilometri. Circondata dal paesaggio campestre e ben visibile dalla strada, e dà il nome anche alla contrada su cui si trova, al confine nord-ovest di Montemarciano in direzione di Senigallia.

Chiesa di Santa Veneranda a Montemarciano

L’edificio sacro conserva al suo interno un affresco del XVI secolo, più volte ridipinto, con la Madonna che allatta il Bambino. L’interno è ad aula unica e copertura ad arco ribassato; le pareti sono intonacate di bianco e prive di decorazioni. Più ricca è la zona del presbiterio, dove trovano posto l’altare policromo con paliotto settecentesco e la nicchia con l’affresco della Madonna allattante, già venerata all’epoca della originaria costruzione dedicata a S. Clemente.

Affresco del XVI secoloc on la Madonna che allatta il Bambino nella Chiesa di Santa Veneranda a Montemarciano

La chiesa di Santa Veneranda fu impiegata come spazio cimiteriale dal 1861 al 1888, data in cui venne ultimato il cimitero degli Alberici; alcuni paesani ricordano come fino agli anni Sessanta fosse visibile una piccola colonna di mattoni – poi distrutta per effetto della pioggia e degli agenti atmosferici – facente parte del vecchio cimitero di S. Veneranda.

Chiesa di San Pietro vecchio a Montemarciano

Almeno dal 1588 e fino all’Unità d’Italia invece, il principale luogo deputato alle sepolture a Montemarciano era costituito dalla chiesa di S. Pietro vecchio, la più antica del paese, risalente probabilmente alla fine del XIV secolo e visibile in via S. Pietro, di fronte alla torre dell’acquedotto, (Lorenza Zampa).

pagina a cura di Mario Maria Molinari

(Si ringrazia Lorenza Zampa, Monia Fratoni e Corrado Calcatelli e i loro testi sulla pagine Facebook di Montemarciano Cultura che hanno offerto la possibilità di aggiornare il presente articolo e sono molto utili per ulteriori approfondimenti).

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One thought on “MONTEMARCIANO: UNA COLLINA CHE SI AFFACCIA SUL MARE, L’ANTICA ROCCA, UNA BELLA COLLEGIATA, L’ANTICA DIMORA DELLA FAMIGLIA PICCOLOMINI

  1. Ho visitato con molto piacere e interesse i luoghi sapientemente decritti. Vorrei conoscere i dati anagrafici del pittore Nazareno Diotallevi, che a Ronciglione (Vt) viene citato come nativo di Montemarciano ,1850, morto a Roma nel 1919.Viene detto pittore ronciglionese perché ha soggiornato a lungo nel paese , dove sono presenti alcune sue opere.

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