19 Maggio 2020 Ostra Antica campagna di scavo archeologico 'Le Muracce' 2018

OSTRA VETERE/2 L’AREA ARCHEOLOGICA DELLE MURACCE, LA CASA DI TERRA CRUDA, LA MADONNA DELLA FIDUCIA

la Voce Misena

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Corriere Adriatico

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due passi in collina

Pongelli curiosità di ‘campagna’

ITINERARI

La piccola frazione di Pongelli di Ostra Vetere custodisce l’area archeologica di Ostra Antica denominata ‘Le Muracce’ e architetture molto originali. Con brevi deviazioni avremo modo di visitare tre diversi tipi di edifici che coprono ben 2.000 anni di storia.

Provenendo da Senigallia, dopo aver passato il bivio per Ostra Vetere sull’Arceviese e aver percorso qualche chilometro, si volta a sinistra, all’altezza di una colonna romana, e verso il fiume si arriva alle Muracce.

Ostra Antica scavo archeologico ‘Le Muracce’

Si tratta di uno scavo ancora in corso dell’Università di Bologna, la cui direzione sul terreno è assicurata da Pier Luigi Dall’Aglio (Università di Bologna) e dalla archeologa Carlotta Franceschelli dell’Université Clermont-Auvergne, Clermont-Ferrand) che ha anticipato al Corriere Adriatico un articolo che presenta una prima sintesi dei lavori sullo scavo di Ostra antica (Ostra Vetere), in attesa di pubblicare il volume con il punto sulle prime 12 campagne di scavo, la cui uscita è prevista entro fine 2018.

«Con la battaglia di Sentinum (Sassoferrato) del 295 a.C. e la definitiva sconfitta dei Galli Senoni, Roma si assicura il controllo delle Marche settentrionali e, in particolare, della valle del Fiume Misa, che ha da sempre costituito un importante corridoio naturale di collegamento tra l’entroterra e la costa. Proprio alla foce del Misa, nel 284 a.C. i Romani fondano la città di Sena Gallica (Senigallia), la prima colonia romana del settore medio-adriatico, e le nuove terre conquistate lungo l’intera valle vengono riorganizzate e assegnate a dei coloni (a seguito della Lex Flaminia de agro Gallico et Piceno viritim dividundo, del 232 a.C.). Nei nuovi territori colonizzati nascono dei “centri di servizio”, le praefecturae, dove i magistrati inviati da Roma amministravano la giustizia.

Ostra Antica scavo archeologico ‘Le Muracce’

Nel corso del I secolo a.C., dopo che le guerre sociali portarono alla concessione della cittadinanza romana a tutta l’Italia, molte di queste praefecturae si trasformano in città (municipia), dotate di proprie magistrature e di un proprio territorio. Questo avviene per Ostra, nella media valle del Misa, e per la sua gemella Suasa, nella parallela valle del Cesano, che, divenuti municipi, manterranno il loro nuovo status fino all’invasione longobarda, quando saranno del tutto abbandonate.

La guerra greco-gotica prima e l’arrivo dei Longobardi poi, segnano infatti la fine dell’ordinamento politico e sociale romano e portano al definitivo abbandono delle città di fondovalle e alla nascita di piccoli agglomerati collocati lungo il crinale, in posizioni naturalmente difese.

È così che al posto dell’antica città di Ostra sorgeranno i centri di Montalboddo e Montenovo, che alla fine dell’Ottocento, rispettivamente nel 1881 e 1882, recupereranno le loro antiche radici attraverso la reintroduzione del nome della città romana divenendo Ostra e Ostra Vetere.

Ostra Antica scavo archeologico ‘Le Muracce’

Ostra nasce dunque nella media valle del Misa, lungo la strada che, correndo sulla sinistra del fiume, univa Sena Gallica a Sentinum. In particolare, per costruire la città i Romani scelsero l’ampio terrazzo alluvionale di fondovalle oggi compreso tra il Misa e la Strada Arceviese tra i chilometri 18 e 20.

Si tratta del terrazzo più grande che si incontra alla sinistra del fiume tra Arcevia e Senigallia. Tale scelta non fu certo casuale: l’ampiezza del ripiano consentiva infatti di realizzare e disegnare gli spazi e le strutture necessari alla vita stessa della città: dal foro, al teatro, dalle terme alle case di abitazione, che, come noto, in età romana si sviluppavano più in pianta che in altezza.

Mappa dello scavo archeologico di Osta Antica ‘Le Muracce’

I primi scavi archeologici realizzati nella città risalgono agli inizi del Novecento e furono effettuati dal Cavalier Giuseppe Baldoni di Montalto, Maggiore di cavalleria, allora possessore dei terreni su cui anticamente si estendeva la città. Frutto di questa fase di ricerche “non scientifiche” è la carta raffigurante gran parte dell’area monumentale urbana, che ha costituito una fonte imprescindibile per ogni studio successivo.

Gli scavi riportarono alla luce un edificio termale e un teatro, separati da una larga strada lastricata con direzione NO-SE. Un secondo asse viario perpendicolare al precedente e di un terzo tratto parallelo al primo delimitavano una vasta area riconosciuta come il Foro ovvero la piazza principale della città, sulla quale si affacciavano, oltre al teatro, alcuni edifici, tra cui un tempio.

Ostra Antica scavo archeologico ‘Le Muracce’

Per quanto riguarda l’impianto termale furono messi in luce complessivamente venticinque ambienti, tra i quali si è riconosciuto il calidarium (la sala per i bagni in acqua calda) e il frigidarium (la sala per i bagni in acqua fredda), con pareti rivestite di marmo e il pavimento a mosaico. Sono stati inoltre individuati due forni e si è attestata l’esistenza di una grande vasca, probabilmente con funzione di riserva d’acqua per l’impianto termale.

Le indagini a Ostra ripresero alla metà degli anni ottanta del secolo scorso, a opera della Soprintendenza dei Beni Archeologici delle Marche, che avviò anche un programma di restauro conservativo dei rivestimenti musivi dell’impianto termale e nel 2005 nuovi scavi nell’area del teatro.

Dal 2006 il Dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’Università di Bologna conduce nel sito nuove ricerche che stanno portando in luce diversi edifici del Foro, contribuendo alla definizione di questo importante settore urbano della città romana.

Fra i più recenti rinvenimenti, si segnala l’individuazione di un sacello (piccolo tempio) e di un edificio caratterizzato dalla presenza di vasche e ambienti connessi con il prelievo dell’acqua, entrambi di età augustea, quando si attestano i primi interventi di sistemazione dell’area  in senso propriamente monumentale.

Questi interventi andarono a sovrapporsi a un precedente sistema di organizzazione spaziale del comparto pubblico che, grazie agli scavi archeologici, è possibile collocare in epoca medio-repubblicana (metà II-inizi I secolo a.C.). A questa prima fase afferiscono una vasta piazza centrale inghiaiata e una singolare struttura, interpretata in rapporto alle attività di elezione dei magistrati cittadini.

A partire dall’età imperiale tutta la piazza forense viene pavimentata con lastre di marmo e di calcare e viene circondata dai principali edifici pubblici, compresi il teatro e il tempio.

Tra gli edifici di nuova realizzazione, nel lato occidentale del Foro emerge il complesso formato dal tempio su podio e dal vicino edificio denominato struttura 4. Tale edificio, di incerta funzione, si compone di una sala anteriore rettangolare e di una parte posteriore organizzata in tre ambienti contigui – di cui quello centrale absidato – tutti comunicanti con la sala centrale di cui si  conserva parte della pavimentazione in mosaico di colore bianco.

Nel corso della prima età imperiale vengono definiti anche gli assi viari urbani principali, di cui i recenti scavi hanno messo in luce un’ampia porzione, specialmente dell’asse N/S che delimitava il lato orientale del complesso forense. In concomitanza con la lastricatura delle strade, l’area del foro viene definitivamente inclusa in un perimetro murario nel quale, in corrispondenza dell’arrivo sulla piazza forense dell’asse stradale principale della città, viene aperta una porta monumentale di cui si conservano la soglia, lo stipite e un blocco con l’incavo per il cardine.

La situazione fino a qui descritta corrisponde con il periodo di massimo sforzo monumentale del centro della città, collocabile tra l’età augustea e la fine del I secolo d.C., al termine del quale il foro di Ostra, chiuso in un perimetro definito e ben isolato dalla viabilità, contiene al suo interno i maggiori edifici destinati alle attività economiche, civili e religiose.

Nell’ambito di uno di questi spazi, inoltre, doveva trovare posto il più eclatante dei ritrovamenti effettuati nel sito, ovvero la statua colossale in marmo pario, scoperta nel 1841, raffigurante un importante personaggio maschile d’età traianea.

Le ultime campagne di scavo stanno comunque evidenziando come il processo di accrescimento monumentale si protrasse per tutto il periodo della media età imperiale. A questa fase è databile l’edificio denominato struttura 8, un nuovo spazio pubblico databile all’inizio del II secolo d.C.  L’edificio presenta caratteristiche planimetriche precise, componendosi di un grande piazzale rettangolare (A), chiuso verso il Foro da un muro e circondato sugli altri tre lati da un portico continuo (B-D). Nella parete posteriore del portico orientale si apre un ambiente di forma rettangolare (E) inizialmente di dimensioni limitate e successivamente ampliato (F) fino a raggiungere il limite dell’isolato. Nel cortile, in corrispondenza dell’apertura dell’ambiente E, è inoltre presente una piattaforma in conglomerato di calce e ciottoli, nella quale si deve riconoscere la fondazione di un prospetto architettonico colonnato aggettante verso la piazza.

Dopo questa fase, il centro monumentale, per quanto noto finora, non subisce ulteriori interventi e sembra cristallizzarsi in questo assetto per i tre secoli a seguire, fino a quando si fanno evidenti i segni del mutamento: a partire dal V secolo, stando agli attuali dati di scavo, gli assi stradali centrali vengono progressivamente invasi da accumuli di rifiuti, mentre all’interno dell’ambiente centrale di struttura 4, ormai in stato di crollo avanzato, vengono ricavate quattro cantine interrate.

Limitati interventi di sistemazione nell’area del podio del tempio, dove le due scale inferiori sono tamponate per contrastare la crescita del suolo di calpestio nel piazzale esterno, sembrano suggerire la persistenza d’uso di tale edificio, che poteva ancora preservare un qualche carattere di monumentalità, soprattutto se si vuole ipotizzare una conversione della struttura da luogo di culto pagano in chiesa.

A sostegno di questa ipotesi, avvalorata dalla fonte scritta di inizi VI secolo che menziona un vescovo facente capo alla diocesi ostrense, è anche l’articolato complesso cimiteriale che consta ormai di oltre 50 sepolture, datate almeno dalla fine del V-inizio del VI secolo, rinvenuto tutto attorno all’edificio».

«Ostra Antica sorse come centro di servizio sulla strada fra le odierne Senigallia e Sassoferrato e venne elevata al rango di municipio verso la metà del 1° sec. a.C. In seguito a ciò avviene la monumentalizzazione degli spazi pubblici e partecipazione alla vita politica nel municipium romano di Ostra – riassume l’archeologa Carlotta Franceschelli.

Ostra Antica Planimetria schematica del settore nord-orientale del foro, con ricostruzione delle supposte corsie di voto

«Dagli scavi è emersa anche una interessante struttura politica che in un momento posteriore alla messa in opera, si è strutturata maggiormente, assumendo l’aspetto di uno spazio coperto, ma aperto sulla strada retrostante tramite un allineamento di pilastri in funzione fino alla seconda meta del 1° secolo d.C. Si tratta di un sistema di pozzetti, organizzati in serie sui due lati di un settore ben definito della piazza del Foro.

La loro organizzazione su file parallele, richiamano analoghi apprestamenti rinvenuti in alcuni centri urbani centroitalici, dove strutture simili sono state interpretate come dispositivi atti a consentire le operazioni di voto, sul modello dei Saepta Iulia (recinti) del Campo Marzio, a Roma.

Ostra Antica veduta di alcuni dei pozzetti ubicati al margine nord di struttura 14 (scavo 2011)

Nel settore a nord-est del Foro di Ostra – spiega Carlotta Franceschelli – si trovano delle corsie di voto e in stretta connessione si trovava uno spazio aperto di forma allungata, per il quale è possibile proporre, la funzione di diribitorium, l’area cioè in cui veniva effettuato lo spoglio delle ‘schede’ in occasione delle consultazioni elettorali».

Per capire l’importanza del ritrovamento è necessario sapere che un elemento chiave del sistema di voto a Roma è rappresentato, sin dalle origini, dalla pratica del voto per gruppi, cui l’appartenenza è stabilita, per ogni cittadino, in base a vari criteri, quali, principalmente,quello timocratico (classi e centurie) e quello territoriale (tribù). Tutto questo implica la definizione di procedure standardizzate, atte ad assicurare ordine e, entro certi limiti, rapidità alle operazioni, che senza dubbio divenivano più complesse da gestire, rispetto ai tempi in cui il voto si esprimeva oralmente e in modo successivo tra le diverse unità.

Da Pongelli andando verso Arcevia in Contrada Molino si trova un’interessante esempio di tecnica costruttiva povera, tipica delle campagne marchigiane, che forse, per la manutenzione, da meno problemi del cemento armato.

Casa di terra a Pogelli di Ostra Vetere

E’ la Casa di terra e di paglia costruita agli inizi del novecento ed abitata sino alla metà del secolo. Già di proprietà della famiglia Santini-Perlini, è stata successivamente acquistata e ristrutturata dal Comune nel 1979. Il restauro della Casa di terra e di paglia, rappresenta il primo intervento pubblico nelle marche, se non addirittura in Italia, volto al recupero di un manufatto in terra cruda.

particolare del muro della casa di terra a Pogelli di Ostra Vetere

E’ stata preceduto da una campagna di catalogazione condotta tra il 1979 e il 1980 e dalla consultazione di una ricca bibliografia sulle costruzioni in terra. L’abitazione rurale rappresenta uno dei pochissimi esempi rimasti nelle Marche centro-settentrionali”.

La parrocchia di Pongelli è intitolata alla Madonna della Fiducia. La chiesa si trova nella piana ai piedi del colle su cui sorge Ostra Vetere. Di forme solide e moderne, lo stile si rifà al razionalismo degli anni ’20 del ‘900.

Chiesa della Madonna della Fiducia Pongelli di Ostra Vetere

La costruzione, interamente in cemento armato, iniziò nel 1971, su progetto dell’architetto Bonazza e dell’ingegner Berti. La chiesa fu poi consacrata nel 1973. Non esiste una vera e propria facciata, ma l’ingresso è ricavato nel prospetto laterale della chiesa ed è coperto da una spessa pensilina in cemento sporgente.

 Al suo interno si presentano due altari: quello maggiore, alla cui sinistra è situata la statua della Madonna della Fiducia, e un altro, situato nella cappella di destra, detta del Sacramento. Di particolare significato sono le pregevoli vetrate della Chiesa, rinnovate in occasione della memoria della consacrazione del 1973. A sinistra la vetrata intitolata “Il progetto di Dio” raffigura la presenza vigile di Dio che non abbandona l’uomo e stringe un’alleanza con Noè, simboleggiata dall’arcobaleno e dalla colomba che porta l’ulivo della pace.

Sopra l’altare, a significare la comunione tra l’uomo e Dio, c’è la vetrata intitolata “Il popolo di Dio”, in cui Dio si sceglie un popolo umile e lo libera dalla schiavitù, purificandolo lungo il cammino. Sulla destra invece spicca la raffigurazione dei profeti che annunciano il Regno, mentre sopra l’ingresso troviamo l’immagine di Cristo che realizza la promessa dell’Alleanza, facendosi uomo tra gli uomini. Accanto alle più significative, anche altre vetrate arricchiscono di significati spirituali e religiosi le varie parti della Chiesa. Ricordiamo tra tutte quella che rappresenta la Madonna della Fiducia, aggiunta recentemente all’ingresso della Chiesa, a sottolineare la devozione della comunità alla Madre di Dio, scelta come protettrice e Patrona di Pongelli.

pagina a cura di Mario Maria Molinari

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