19 Maggio 2020 Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo

SAN LORENZO IN CAMPO FUORI PORTA L’ABBAZIA NASCOSTA E IL PALAZZO DELLA ROVERE SEDE DI TRE DIVERSI MUSEI E IL PICCOLO, GRANDE PALCO

la Voce Misena

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due passi in collina

Appena al di là del fiume Cesano c’è San Lorenzo in Campo: il paese ospita uno dei monumenti romanici più belli.

ITINERARI

L’Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo. Il Palazzo Della Rovere sede di tre diversi musei che custodiscono frammenti di storia marchigiana di grande suggestione. Il Teatro Mario Tiberini. La Chiesa della Pieve meglio detta Chiesa di San Biagio.

La voce Misena vi porta a visitare uno dei monumenti romanico-gotico più belli delle Marche. Arrivando a San Lorenzo in Campo l’Abbazia benedettina non si vede: la si deve andare a cercare tra il dedalo di piccole strade che attraversano il centro storico che  conserva la pianta urbanistica originale con viuzze interne, archi di accesso e mura di cinta castellane con torrioni attualmente privi soltanto delle merlature.

San Lorenzo in Campo

Conoscere però l’Abbazia di San Lorenzo in Campo è come studiare alle radici della storia di tutta la zona. Il paese medievale, il borgo cittadino, nacque a seguito dell’edificazione da parte dei monaci Benedettini tra il VII e il IX secolo di un importante monastero.

Un convento rilevante, che ebbe nella storia tra i suoi abati anche due futuri pontefici. Il primo fu Papa Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere, eletto al soglio di Pietro nel 1484. L’altro papa ‘laurentino’ fu Clemente XI, al secolo Gian Francesco Albani, che fu pontefice tra il 1700 e il 1721.

Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo, vista laterale

Il paese si è sviluppato sul colle attiguo all’antica Abbazia, in posizione fortificata. Nella parte più elevata si ergeva la rocca, di cui rimangono resti abbastanza leggibili, sotto la quale si apre la caratteristica piazzetta “Padella”, dove si affaccia il severo Palazzo della Rovere, sede del Museo Archeologico del Territorio di Suasa e del teatro comunale Mario Tiberini, il cinquecentesco Palazzo Amatori e quello dei principi romani Ruspoli.

Elevata a basilica nel 1943 da Pio XII, l’Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo fu costruita prima dell’anno mille dai monaci, venuti da Sant’Apollinare in Classe, sui resti del tempio di Adone, con materiale della città di Suasa.

Adone è la figura mitologica greca che rappresentava la bellezza maschile, della quale si invaghì la stessa Afrodite. I benedettini favorirono in questi luoghi lo sviluppo di una comunità cristiana in cui diffusero il culto di S. Lorenzo portato dai romani nei primi secoli dell’era cristiana in seguito ai rapporti economici con Suasa.

L’Abbazia è stata dedicata a S. Lorenzo martire in Roma, “in silvis”, per la presenza in zona di ampi boschi e poi “in campo” in seguito all’opera di disboscamento e bonifica realizzato grazie alla regola dell’ora et labora, dei benedettini che rifondarono l’agricoltura europea fin dal medioevo.

Facciata dell’abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo

La facciata dell’edificio è certamente stata rifatta nel 1776: ne fornisce data certa una lapide ben conservata. Il portale laterale risale invece al 1471 e fu commissionato dal cardinale Pietro Riario.

Portale laterale dell’abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo

Nel suo insieme l’abbazia è una maestosa costruzione romanico-gotica a tre navate. Ha delle arcate a tutto sesto in muratura, sorrette da colonne di granito grigio provenienti dall’Egitto, portate dai romani per i templi pagani. La copertura è a capriate scoperte; la parte centrale, costituita da tre absidi, è quella più antica: risale infatti al periodo che va dal VII al IX secolo.

Interno dell’abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo

Quattro fasci di colonne in mattoni, testimoniano il tentativo di trasformazione in stile gotico, avvenuto nel corso dei secoli. Di notevole importanza è l’Altare maggiore per i suoi rari e pregevoli marmi. Degna di nota è poi la cinquecentesca pala d’altare, opera dell’artista pesarese Terenzio Terenzi, detto il Rondolino, raffigurante la Vergine
col Bambino alla presenza di San Lorenzo e di San Benedetto
, al
centro dei quali si intravvede il paese laurentino.

Sotto l’Altare maggiore è presente una bellissima cripta riportata alla luce nel 1940 che è la parte più antica e suggestiva dell’Abbazia. Essa si compone di sette piccole navate. La volta è a crociera e l’illuminazione a pavimento dona grande fascino al piccolo spazio. Oggi, assieme alle absidi laterali è la parte che più conserva l’architettura originale molto simile a quella che ritroviamo nel monastero di Fonte Avellana.

Cripta dell’Abbazia Benedettina di San Lorenzo in Campo

La cripta ha al suo interno due crocifissi del 1600 in legno (eseguiti da Fra Innocenzo da Petralia autore dei crocifissi di Loreto e di Damiano d’Assisi) e un’urna del 1700 ove vi erano conservate le ossa di San Demetrio, recentemente restituite alla città di Salonicco –Grecia – città dove venne ucciso nel 305.

Tra le opere pittoriche che possiamo trovare all’interno dell’Abbazia, di grande rilievo è la tela del Ramazzani di Arcevia (1535) raffigurante la “Madonna e Santi”. Da segnalare la Tavola dell’Agapiti datata 1530 raffigurante San Demetrio e San Lorenzo, con la graticola in mano, che ricevono da Gesù bambino in braccio alla Madonna, la palma del martirio. Alle spalle di San Demetrio si nota un muro spezzato che vuol rappresentare il distacco tra la chiesa cattolica e quella ortodossa.

Tavola dell’Agapiti datata 1530 raffigurante San Demetrio e San Lorenzo, con la graticola in mano, che ricevono da Gesù bambino in braccio alla Madonna, la palma del martirio

Oltre all’Abbazia di San Lorenzo, è certamente da visitare il Palazzo Della Rovere. Fu fatto costruire attorno alla metà del XVI secolo da Giulio Feltrio Della Rovere quando fu eletto commendatario dell’Abbazia nel 1570 e fece di San Lorenzo la sua residenza.

Ora il palazzo è sede di tre diversi musei. Si può agevolmente giungere al Palazzo-Museo dalla piazza Umberto I, antistante la sede Comunale, lungo la provinciale che attraversa il paese, da qui percorrendo via San Demetrio, dirigendosi verso la chiesa Abbaziale, si giunge ad una fontana, denominata “Della Pieve” è posta nell’incrocio tra Via Cavour e Via San Demetrio, di fronte alla chiesa della Pieve da cui ne deriva il nome.

Fontana della pieve e Palazzo della Rovere a San Lorenzo in campo

La fontana le cui origini risalgono alla prima metà del XVII secolo veniva alimentata dalle sorgenti dei possedimenti dell’Abbazia e con il passare del tempo, con aggiunte e miglioramenti la vasca divenne la fontana del paese. Svoltando a sinistra su via Cavour si arriva alla scalinata di ingresso del Palazzo della Rovere.

Il Palazzo Della Rovere a San Lorenzo in campo

Il Palazzo subì nei secoli ampi rimaneggiamenti, l’aspetto originario è, dunque, per buona parte perduto. Prospetta, con una poderosa facciata, sulla via di accesso settentrionale al castello, mentre la parte posteriore si affaccia su un cortile interno corrispondente all’ampia platea prospiciente la rocca.

Facciata sul cortile interno del Palazzo Della Rovere a San Lorenzo in campo

Oggi sono ancora visibili le tracce delle ampie finestre del loggiato della galleria verso il cortile, così come i resti di un portale e una finestra inquadrati da corniciature rinascimentali in arenaria presenti su un tratto dell’ala occidentale, su cui si collega il più recente Palazzo Ruspoli facente parte del castello di San Lorenzo in Campo. Palazzo Ruspoli nasce nel suo stesso periodo, come palazzo per utilizzi ausiliari al sistema della rocca laurentina. In seguito la nobile casata dei Ruspoli vi pose la sua dimora e residenza sino ai primi del 900 dello scorso secolo. Attualmente è privato.

Palazzo Ruspoli nel castello di San Lorenzo in Campo

Nel piano nobile del Palazzo della Rovere vi era un grande salone con soffitto ligneo a lacunari che nel 1811 sprofondò. Il crollo fu occasione per costruire al suo posto un teatro stabile, il cui impianto snaturò, ovviamente, l’assetto architettonico originario di tutto il settore interessato.

Il Teatro Mario Tiberini di San Lorenzo in Campo

Il palazzo fu sede amministrativa del “castello” e, similmente a ciò che avveniva nella sfarzosa corte urbinate, doveva dare ospitalità a personaggi di alto rango, a letterati, artisti e musicisti che gravitavano attorno alla famiglia dei della Rovere.

Il Museo Archeologico del Territorio di Suasa, allestito all’interno di Palazzo della Rovere, consente di cogliere l’evoluzione dell’ambiente e del popolamento umano della valle del Cesano. Le sei sale espositive, disposte su due piani, ci fanno ripercorrere la storia più antica della valle, attraverso la sua evoluzione geologica, i fossili della fauna e della flora che la popolavano nel Pleistocene, le testimonianze della frequentazione umana nell’età della pietra e dei metalli, nell’età romana, sino alle soglie del medioevo.

Il Museo Archeologico del Territorio di Suasa a San Lorenzo in campo

Il percorso didattico, organizzato su due livelli, uno per gli adulti e uno per i ragazzi, è integrato da ricostruzioni grafiche di un settore della valle che ne evidenziano il cambiamento nel corso del tempo. Da non perdere il Cranio di Bison Priscus e un tronco fossile trovato lungo il fiume Cesano, nei pressi del comune di Monte Porzio.

Cranio di Bison Priscus nel Museo Archeologico del Territorio di Suasa a San Lorenzo in campo

Il primo allestimento di una collezione archeologica all’interno delle sale del piano interrato del Palazzo della Rovere fu ad opera di Gello Giorgi, medico e monaco saveriano, erudito locale che attorno alla metà del ‘900 raccolse diverso materiale locale ed ebbe l’idea di riunirlo in un piccolo Antiquarium.

Alla collezione archeologica si affiancava anche una raccolta etnografica con un’ampia documentazione di storia, vita, cultura e fauna della Sierra Leone, dove il monaco fu in missione.

Oggi, dopo la nuova inaugurazione del 2007, All’interno del museo si possono ammirare: un importante cippo di confine tra i municipi romani di Pesaro e di Suasa, una tomba romana con lastrone in cotto, pavimentazione romana, vetrina con ex voto in cotto di divinità, anelli in oro con cavalluccio etrusco, vasetti tombali in cotto e in vetro policromo, bronzetti (con Ercole, Giunone, Minerva, Venere), capitelli, elementi vari architettonici, vetrine con vasetti di ceramiche apulo- picene, anfore, urnette funebri, testa in marmo di bambino, recipienti in cotto scoperti in una vicina necropoli con monete romane per pagare il viaggio nell’aldilà a Caronte, crateri etruschi, due monetari dell’epoca imperiale (I sec. d. e dell’epoca repubblicana, scolatoi, frammenti d’intonaci e marmi di case ricche, fibule, spille, ecc.

Capitelli di epoca romana nel Museo Archeologico del Territorio di Suasa a San Lorenzo in campo

la Prima sala ci invia alla storia più antica della vallata, mostrandoci l’evoluzione geologica del territorio e i fossili che testimoniano la presenza di fauna e flora tra Pleistocene e Olocene.

La seconda sala documenta le prime fasi della presenza umana tra Paleolitico ed Eneolotico, con una consistente rassegna di manufatti litici rinvenuti nel territorio di San Lorenzo in Campo. Sempre in questa sala sono presenti reperti litici, ceramici e metallici che attestano il popolamento della valle nel Neolitico e durante l’età del Bronzo e del Ferro, con corredi funerari pertinenti a sepolture di cultura Picena.

La terza sala introduce la romanizzazione dell’ager gallicus e ospita la riproduzione scientifica e funzionante di un agroma, lo strumento con cui i coloni romani misuravano e suddividevano i territori conquistati.

La quarta sala è dedicata all’età romana con testimonianze del periodo che va dall’età repubblicana sino all’età imperiale. Nelle vetrine sono esposti ceramiche da mensa e d’uso comune, elementi decorativi fittili e lapidei, strumenti in osso e in metallo, un gruppo di statuette votive in terracotta.

La quinta sala documenta gli aspetti produttivi di età romana e il periodo di passaggio tra il tardo antico e l’alto medioevo nel territorio, con particolare riferimento alla nascita dell’Abbazia Benedettina di S. Lorenzo. Da segnalare il ricco tesoretto di monete tardo antiche.

Un’ultima sezione conserva reperti archeologici di varia provenienza e oggetti etnici africani, a ricordo dell’allestimento originario di questo museo, curato dallo storico locale e frate dell’ordine “Saveriano” Gello Giorgi.

In passato infatti nel Palazzo della Rovere vi trovavano posto il Museo Etnografico Africano, oltre che una stanza con le parete interamente tappezzate da francobolli storici, entrambe le collezioni attualmente smantellate, ma ancora conservate in locali comunali in attesa di luoghi idonei alla loro esposizione.

Il Teatro Mario Tiberini costituisce senza dubbio il luogo più significativo di San Lorenzo in Campo, testimone di una tradizione artistica che risale agli inizi dell’Ottocento. L’ottocentesco teatro si trova nel piano nobile del Palazzo della Rovere.

Il Teatro Mario Tiberini di San Lorenzo in Campo

Fu il conte Francesco Tomasi Amatori, proprietario del Palazzo della Rovere, che inoltra una petizione alla Prefettura del Dipartimento del Metauro al fine di ottenere il permesso per la costruzione del Teatro assumendo la denominazione di Teatro Trionfo.

Sul finire del secolo cambiò il nome in Teatro Tiberini in onore del tenore Mario Tiberini, nato a San Lorenzo in Campo e considerato uno tra i migliori cantanti lirici dell’epoca.

Il tenore Mario Tiberini

Si trova nel piano nobile del Palazzo della Rovere. Il teatro è affrescato con decorazioni in stile liberty. Inizialmente denominato Teatro Trionfo sembra sia stato ricavato dalla sala da ballo dei della Rovere. Dopo diversi anni di abbandono e di inattività, a seguito di lavori di restauro nell’ambito del progetto di recupero dei piccoli teatri e teatri storici, è stato riaperto al pubblico nel 1983.

Dopo un accurato restauro, il teatro conserva nel suo insieme l’aspetto originario, risalente al secondo decennio del secolo XIX. La sua costruzione, promossa nel 1813 al tempo del napoleonico Regno d’Italia, fu infatti portata a termine fra notevoli difficoltà e vivaci polemiche nel 1816, dopo la restaurazione pontificia, su disegno del capomastro Luigi Tiberini.

Tutto in legno, presenta una platea a U, circondata da due ordini di palchi (25 in totale) con sovrastante loggione a galleria. Caratteristico e non usuale il motivo delle strette paraste che dallo zoccolo del primo ordine s’innalzano a fascia continua fino a toccare la cornice d’imposta della volta, terminando con un capitello d’ordine jonico.

Particolare del Teatro Mario Tiberini di San Lorenzo in Campo

Ne consegue che i parapetti dei palchi e del loggione risultano spezzati dalle suddette paraste in trentasei settori, decorati da riquadri con motivi pittorici di gusto floreale, così come la volta e l’architrave piano del boccascena.

Tali decorazioni, decisamente tarde, hanno sostituito quelle originali probabilmente intorno al 1880, quando il teatro fu riaperto dopo un restauro e dedicato al ricordato tenore Mario Tiberini.

Volta del Teatro Mario Tiberini di San Lorenzo in Campo

Mario Tiberini nasce a San Lorenzo in Campo l’8 settembre 1826. Intraprende i suoi studi prima a Roma e poi a Napoli, a 25 anni nel 1851 debutta al Teatro Argentina di Roma dove interpreta il ruolo di Idreno nella Semiramide di Rossini. Canta poi a Napoli e a Palermo e nonostante i successi ottenuti decide di espatriare in America, dove calca le scene dei più famosi teatri dal Colon di Buenos Aires al Metropolitan di New York. Il 1857 segna la ripresa del suo rientro in Europa dove riprende la sua attività ed è presto conteso da tutti i più importanti teatri.

Specialista nel canto rossiniano, il tenore è infatti interprete di molte opere di Rossini, ma anche Donizetti, Bellini, Meiners e Verdi non hanno segreti per lui. La sua carriera si chiude nel 1876, anno in cui un grosso crollo finanziario gli fa perdere la ragione. Muore quattro anni dopo in una clinica di Reggio Emilia per una carie dentaria. A quattro anni dalla sua morte, il Teatro Trionfo di San Lorenzo in Campo prende il nome di Teatro Mario Tiberini.

Poco distante si trova la Chiesa della Pieve meglio detta Chiesa di San Biagio. La Chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio, Vescovo e Martire del IV secolo, era esistente da tempo imprecisato fuori le mura, cioè fuori dal paese medioevale.

Chiesa della Pieve meglio detta Chiesa di San Biagio San Lorenzo in Campo

Probabilmente costruita intorno al 1500 fu affidata ad un pievano che era alle dirette dipendenze dei monaci benedettini dell’Abbazia. Il Pievano Giovanni Horatii (1639 – 1671) fece restaurare l’altare maggiore.

Nella canonica si conserva dipinto su tela il ritratto del Pievano Giovanni Battista Gherardi (1758 – 1778). Nei lavori di restauro, eseguiti nel 1984 nella sacrestia della Cappella del Sacro cuore, tra il tetto ed il soffitto, si sono rinvenuti due piccoli affreschi che raffigurano, uno San Rocco con il tradizionale bubbone sulla spalla, il bastone da pellegrino, nel gesto di dare un pezzo di pane ad un cane; l’altro una flagellazione con tre piccole figure: il cristo e i due flagellatori.

La Cappella del Sacro Cuore è stata affrescata nel 1932 dal prof. Giuseppe Pauri di Grottamare (1882 – 1949).Nel soffitto quattro grandi quadri rappresentano: la cena di Emmaus, il sacrificio di Melchisedek, Gesù a Betania con Marta e Maria, il profeta Elia ristorato da un angelo. Le ricche decorazioni alle pareti, i simboli eucaristici, l’altare dorato, le ricche suppellettili rendono la cappella maestosa e festosa.

L’abside in passato recava una pala d’altare, un dipinto su tela, sostituita successivamente da Mons. Francesco Medici con una pregevole vetrata a fuoco con una immagine di San Biagio in abiti pontificali. Nella Pieve è custodita la Santa Fonte Battesimale. Sono inoltre da segnalare le belle tele della Via crucis dipinte dal pittore Laurentino Nunzi Giuseppe.

La XII stazione della Via crucis (la morte in croce di Cristo) che è stata rubata molti anni fa da ladri ignoti, è stata sostituita con una tela dipinta dal pittore Vittorio Fiorelli nel 1986. Inoltre nella Pieve è ben conservato uno storico e pregevole organo meccanico datato 1779 firmato Giovanni fedele Camerte.

pagina a cura di Mario Maria Molinari

San Lorenzo in Campo si erge tra le colorate colline marchigiane, in uno splendido paesaggio rurale, nella vallata del Cesano, fiume che bagna le terre laurentine, ai margini della ricca zona archeologica di “Suasa Senonum”. A 209 m s.l.m., segna il cuore della vallata, trovandosi equidistante dal mare Adriatico (Marotta a 25 km) e dall’Appennino Umbro-Marchigiano (Monte Catria 1701 m s.l.m. a 25 km). Il comune è popolato da circa 3500 abitanti e si estende in un territorio di 28,69 kmq, comprese due frazioni: Montalfoglio e San Vito sul Cesano, due borghi affascinanti immersi nel verde con stupende viste della vallata. A due passi dall’Abbazia Benedettina, fra i più bei monumenti romanico-gotici esistenti nell’intera regione Marche. Bandiera verde dell’agricoltura, ha tra le colture che spiccano per singolarità quella del farro e quella di un particolare vitigno da cui si trae la famosa “vernaccia” e i gustosi vini locali Sangiovese e Bianchello.

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