19 Maggio 2020 Porta Lambertina Senigallia

SENIGALLIA/10 NEL CUORE DELLA CITTÀ RIONE PORTO

la Voce Misena

24 settembre 2015

due passi in città

Nel cuore della città Rione Porto

ITINERARI

La ‘Festa del Crocifisso’ anima il quartiere storico della città, dove abitavano mercanti e pescatori

La Voce Misena propone una gita in città andando a visitare il Rione Porto, che si ritrova annualmente nella tradizionale e suggestiva Festa del Crocifisso, ogni anno nell’ultima Domenica di Settembre.

La Chiesa deve la denominazione di Santa Maria del Ponte all’esistenza, fino al 1750, dell’unico ponte sul Misa in corrispondenza dell’adiacente via Cattaro.

Nel rione Porto esisteva da secoli una chiesetta che nel 1456 fu affidata ai Padri Dominicani. Vi si venerava un’immagine della vergine Maria e di S.Nicola, protettore dei naviganti. Nel 1628 fu eretta la Parrocchia del Porto. Questa Chiesa venne abbattuta nel 1702, perché troppo umida ed ormai fatiscente e ricostruita a spese degli abitanti del quartiere.

Nel 1857 il Papa Pio IX fece demolire anche quell’edificio, perché ancora pieno di umidità e fece costruire la chiesa attuale su terreno rialzato e con la porta rivolta a Sud, non più a levante su via Cattaro. La chiesa è dedicata alla Madonna e ai Santi Andrea apostolo e Nicola di Myra, Patrono di Bari, protettori della gente di mare.

Lo stile dell’edificio è neoclassico ad opera dell’architetto senigalliese Giuseppe Ferroni. All’esterno la chiesa presenta lesene giganti di stile dorico ed un bel timpano; sui muri laterali e sulla facciata finestroni a mezzaluna. All’interno l’unica vasta navata è scandita da colonne ioniche; catino e soffitto a volta sono decorati da cassettoni di varie forme geometriche.

Sull’Altare Maggiore si trova la pala, dono di Pio IX, che rappresenta La Madonna del Ponte e i due Compatroni ed è opera del pittore Luigi Cochetti (Roma 1802-1884).

Sul lato destro e collocato S. Francesco di Paola dipinto dal pittore Guglielmo De Sanctis (Roma 1829-1911).

Veniva qui conservata anche La Madonna di Costantinopoli, dipinto cinquecentesco, che secondo tradizione, fu portato a Senigallia dai reduci della battaglia di Lepanto (1571), al seguito di Francesco Maria II Della Rovere e donato alla Chiesa da Vittoria Farnese; purtroppo questo quadro è stato trafugato nel luglio 2004 e da allora se ne sono perse le tracce.

In una nicchia una statua in pietra che raffigura S. Andrea Apostolo; si trovava sulla facciata della chiesa precedente.

Troviamo inoltre La Madonna della Misericordia, detta Madonna Bedini, piccolo dipinto sei-settecentesco, proveniente dalla cappella gentilizia che si trova in via Mamiani.

Nella parete sinistra, all’ingresso si trovano due sculture in marmo bianco: un busto di Pio IX, proveniente dalla villa Mastai de Bellegarde alle Grazie, dello scultore Pietro Tenerani (Carrara 1789 – Roma 1869), discepolo del Thorwaldsen e una pregevole statua di S. Agnese, con piedistallo ornato da un bassorilievo che ricorda un episodio miracoloso.

Il dipinto S. Vincenzo Ferreri opera del pittore Domenico Bartolini e il grande Crocifisso ritenuto del tardo quattrocento che, secondo una pia leggenda, sarebbe stato trovato in mare dai pescatori senigalliesi.

Uscendo dalla chiesa si può visitare il Rione del Porto, dove ancora oggi si trovano le strade con il nome dei paesi che commerciavano con la fiorente Senigallia: Cattaro, Siria, Samo, Corfù, Smirne, Narente e Rodi.

Nel Settecento la Fiera aveva preso così il sopravvento nelle attività commerciali cittadine (erano presenti 14 consolati esteri per proteggere gli interessi dei mercanti) che si dovette provvedere ad un primo ampliamento della città, abbattendo il tratto delle mura che costeggiavano la riva destra del fiume Misa, per realizzare i primi portici, poi dedicati al cardinale Luigi Ercolani, che seguì i lavori.

Attualmente presso i Portici il giovedì si svolge il mercato e in agosto la tradizionale Fiera di S. Agostino, a ricordo della Fiera della Maddalena.

Delle sette porte della città restano oggi Porta Mazzini e Porta Lambertina. All’ingresso della città dalla parte del Porto, Porta Lambertina: è dedicata a Papa Benedetto XIV, nato Prospero Lorenzo Lambertini (Bologna, 31 marzo 1675 – Roma, 3 maggio 1758).

Costruita in pietra d’Istria nel 1751 a conclusione della “prima ampliazione” della città. E’ opera dell’architetto Alessandro Rossi, che fu l’autore dei primi tre tratti dei Portici Ercolani, costruiti dopo aver abbattuto le mura cinquecentesche sul Lungo Misa.

Uscendo dalla Porta Lambertina si arriva diritti al Porto Della Rovere, da cui si originano i due Lungomare, di Ponente e di Levante. Si completa così una bella passeggiata, che parte dalla Chiesa del Portone, procede su via Matteotti, approda a piazza Saffi, usa Corso 2 Giugno a piedi e via Mastai come pista ciclabile, attraversa il Ponte sul Misa, passa per via Carducci, che è diventato uno dei salotti buoni della città e percorrendo via Mamiani e il sottopasso ferroviario, approda al Porto Della Rovere.

Porta Lambertina è chiamata dai senigalliesi anche Porta Fano. La facciata verso l’interno della città della porta era sovrastata originariamente dalla tiara pontificia, che fu abbattuta nel periodo napoleonico. Sono rimaste le due belle cornucopie, segno di abbondanza e di ricchezza.

All’interno, nel lontano 1910 il Comune e il Popolo di Senigallia esposero una targa in marmo commemorante la tanto auspicata “liberazione dal potere teocratico” avvenuta 50 anni prima, il 13 settembre 1860, due giorni dopo l’invasione dello Stato Pontificio da parte dell’esercito piemontese. La presa di Senigallia fu antesignana della più nota battaglia di Castelfidardo, che vide la vittoria delle truppe di Cavour e di Vittorio Emanuele e aprì a queste la strada verso il Sud.

Anni dopo il posizionamento della targa, il curato della parrocchia mise due statue ai lati della targa raffiguranti il Cuore di Gesù e la Madonna di Lourdes. Il sacerdote arguto, intraprendente e originale, fece collocare tali effigi sacre proprio ai lati di quelle frasi contro il potere temporale della Chiesa.

Una liberale senigalliese, che si firma con lo pseudonimo di Principessa, disse: “Sapete cosa vi dico: forse perché mi è familiare, forse perché mi è più congeniale, ma preferisco di gran lunga questa simpatica apparente contraddizione a noiose, rigide e spesso false coerenze”.

pagina a cura di Mario Maria Molinari

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