19 Maggio 2020 Cattedrale di Senigallia 800x520

SENIGALLIA/7 LA CHIESA MADRE

La Cattedrale

la Voce Misena
9 luglio 2015
Due passi in città

ITINERARI
Il duomo di Senigallia, dedicato a San Pietro apostolo, è poco conosciuto anche dai senigalliesi

La Cattedrale di Senigallia è forse fra i monumenti cittadini quello che ha conosciuto le più alterne vicende, tanto che l’attuale elegante costruzione è la quinta in ordine di tempo.

La prima cattedrale di Senigallia risale ai primi secoli dell’era cristiana, mentre fu il Vescovo Card. Bernardino Honorati a scegliere l’attuale sede, ove già preesisteva una chiesa ed un convento appartenente ai Gesuiti.

La direzione dei lavori per la nuova cattedrale era stata affidata all’Arch. Paolo Posi (1708-1776) famoso per i suoi lavori commissionati dai Colonna. La facciata fu invece nuovamente rifatta nel 1877, dono del papa senigalliese Pio IX, su disegno di Augusto Innocenti.

L’interno, con pianta a croce latina, è suddiviso in tre navate con sei pilastri di ordine corinzio con cupola dalle forme classiche, che sormonta la crocera.

Interno della Cattedrale di Senigallia
Interno della Cattedrale di Senigallia

Interno della Cattedrale di Senigallia

la attuale Cattedrale di Senigallia è la quinta cattedrale della città in ordine di tempo. Non è costruita sulle rovine di quelle preesistenti che erano ubicate in altri luoghi della città, ma è una ristrutturazione ed ampliamento della chiesa dei Gesuiti iniziata nel 1762 e, dopo la soppressione dell’ordine nel 1773, passata alla diocesi di Senigallia come l’attiguo collegio che, con le dovute modifiche, è stato utilizzato quale Episcopio.

I lavori di ristrutturazione di entrambi gli edifici sono stati affidati all’architetto senese Paolo Posi, collaboratore del Vanvitelli ed esponente dell’architettura settecentesca.

La Cattedrale è stata consacrata il 4 luglio 1790 dal vescovo di Senigallia, card. Bernardino Honorati, essendo Papa Pio VI.

La facciata è stata voluta e finanziata dal beato Pio IX il cui stemma si trova nel timpano, è del 1877, opera dell’architetto Augusto Innocenti. E’ di stile neoclassico a due ordini, con colonne, trabeazione, timpano e due immense volute. Il basamento è in pietra grigia, il resto intonacato.

L’interno è opera del citato architetto Paolo Posi, presenta solenni linee architettoniche. E’ a croce latina, a tre navate divise da pilastri; con l’ariosa cupola all’incrocio con il transetto.

Nella navata centrale si trova la statua del beato Pio IX (1915) opera dello scultore venezuelano Rodri guez del Villar.

Nell’abside dietro l’altare maggiore, è collocata una tela che rappresenta “L’Assunta in cielo” venerata dai Santi protettori di Senigallia: S. Paolino da Nola e S. Maria Maddalena, opera del pittore bolognese Alessandro Tiarini (1577-1668).

Il quadro è bene inserito tra gli affreschi del 1921 opera del pittore romano Silvio Galimberti: “Consegna delle chiavi a S. Pietro” (a destra); “Chiamata di S. Pietro” (a sinistra).

NAVATA DESTRA

1a cappella “S. Andrea da Avellino” di Domenico Corvi (1721-1803) Rappresenta il Santo che muore mentre sta officiando. Lo sorregge uno spaventato chierichetto. Alcuni Angeli accorrono dal fondo oscuro della chiesa.

2a cappella S. Maria Goretti Il bassorilievo ligneo è stato eseguito in Val Gardena dallo scultore Giuseppe Stuflesser nel 1986. In alto, insieme ai simboli eucaristici, è rappresentata Corinaldo, paese natale della santa, in diocesi di Senigallia.

Precedentemente vi era il “Riposo durante la fuga in Egitto” (ora nella Pinacoteca Diocesana). La pala e una Copia dell’opera di Federico Barocci (1533-1612) che si trova nella Pinacoteca Vaticana

Riposo durante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia Alessandro Vitali (1580-1630) Cattedrale di Senigallia
Riposo durante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia Alessandro Vitali (1580-1630) Cattedrale di Senigallia

3a cappella Cappella dei Marchesi Baviera. La pala rappresenta “L’Annunciazione” di Giovanni Baviera di inizio 1800.

In fondo alla navata destra altare dedicato al Sacro Cuore.

Al centro della navata destra si trova il bel Sarcofago di San Gaudenzio in pietra di stile bizantino. Negli spigoli i simboli dei quattro evangelisti: l’angelo di S. Matteo, il leone di S. Marco; l’aquila di S. Giovanni; il toro di S. Luca. L’iscrizione riferisce che il vescovo di Senigallia Sigismondo nel 590, durante una pestilenza, collocò le miracolose reliquie del santo nel sarcofago, trafugate poi nel 1520 e portate a Ostra.

Sarcofago di S. Gaudenzio Duomo di Senigallia
Sarcofago di S. Gaudenzio Duomo di Senigallia

Cappella: Madonna della Speranza

La Cappella di forma ellittica, voluta dal Vescovo Cardinal Fabrizio Sceberas Testaferrata, è un piccolo gioiello di architettura con linee che vanno dalla fine ‘700 ad alcune espressioni neoclassiche. Il gioco di luci ed ombre conferisce all’ambiente un delizioso alone mistico.

Madonna della Speranza Duomo di Senigallia
Madonna della Speranza Duomo di Senigallia

E’ opera dell’architetto senigalliese Giuseppe Ferroni allievo di Pietro Ghinelli, pure di Senigallia. Otto colonne di diaspro con capitelli corinzi sorreggono la volta a padiglione. La miracolosa immagine della Madonna della Speranza, venerata fin dal 1578 quale patrona della città e della diocesi, è opera del pittore arceviese Ercole Ramazzani (1530-1598).

Nelle nicchie, fra le colonne, le statue ben modellate dei profeti che predissero le meraviglie della Vergine Madre di Dio: David, Daniele, Isaia e Geremia, sono opera dello scultore Ampelio Mazzanti di Cingoli.

Gli affreschi della cupola sono del 1938, raffigurano la Presentazione di Gesù al tempio e si devono al pittore Silvio Galimberti di Roma che già nel 1921 aveva decorato l’abside dell’altare maggiore.

NAVATA SINISTRA

1a cappella Cappella Del Battistero L’attuale Battistero è al posto di una semplice cappella (dove fu battezzato il beato Pio IX) a pianta rettangolare, come le altre cinque delle due navate laterali. È stato inaugurato nel 1892 per festeggiare il centenario della nascita del beato Pio IX ed è opera dello architetto bolognese Collamarini.

Al centro si erge la vasca battesimale con un sovrastante tempietto esagonale di marmo bianco finemente decorato, opera dello scultore Silvio Forlivesi di Lugo.

Nelle nicchiette del ciborio sono sistemate sei statuette di santi tra cui S. Paolino.

Nei lunotti al di sopra della trabeazione sono rappresentati: al centro: l’Immacolata, a destra il beato Pio IX e a sinistra S. Giovanni Evangelista.

Il quadro centrale rappresenta il Battesimo di Gesù, opera del pittore bolognese Achille Casanova, decoratore anche dei lunettoni.

Alla base si legge la data della nascita di Pio IX che è la stessa del battesimo: 13 maggio 1792.

Molto bella anche la cancellata ornata di rose dorate e nella parte superiore di quattro stemmi della famiglia Mastai Ferretti. Cappella ristrutturata nel 2010

2a cappella In questa cappella è sepolto il cardinale Leonardo Antonelli, nipote del cardinale Nicola Antonelli, benemeriti fondatori della Biblioteca Antonelliana di Senigallia. La pala dell’altare, proveniente dalla chiesa della Maddalena, raffigura S. Francesco; l’autore è ignoto.

3a cappella La tela sopra l’altare rappresenta i santi Domenico e Francesco, opera di Emilio Savonazzi (1580-1630).

4a cappella Altare di S. Paolino da Nola La grande tela del pittore viterbese Domenico Corvi (1721-1803) raffigura il Santo Patrono Paolino in dolorosa contemplazione del Cristo morto sostenuto dagli angeli e dall’Eterno Padre. La Maddalena, inginocchiata, bacia il piede trafitto di Gesù.

Il 4 maggio, festa di S. Paolino, patrono della città – viene esposto il prezioso reliquiario del santo, attualmente esposto presso la Pinacoteca diocesana

In fondo alla navata sinistra: Cappella del SS. Sacramento, piccolo capolavoro architettonico nei primi decenni del ‘900. Nella parete destra sei angeli adorano i simboli dell’Eucaristia: un fascio di spighe e grappoli d’uva. Nella parete sinistra angeli in adorazione dell’Agnello mistico. È stata ristrutturata nel 2011.

A sinistra dell’altare di S. Paolino si trova la Cappella Funeraria che accoglie le salme di dieci vescovi senigalliesi. L’ultimo vescovo defunto è mons. Odo Fusi-Pecci (1910 +2016). Vescovo di Senigallia dal 1971 al 1997. Prima segretario dal 1976 al 1991 e poi presidente dal 1991 al 1997 della Conferenza Episcopale Marchigiana

Stando al centro della chiesa si possono ammirare le Vetrate istoriate eseguite dalla ditta Mellini di Firenze nel 1990. Partendo dall’abside e girando verso sinistra: la Risurrezione; San Pietro; il Battesimo; San Paolino; la Cresima; l’Ordine sacro; il Matrimonio; la cena di Emmaus; l’Unzione dei Malati; la Confessione; il beato Pio IX davanti alla Madonna della Speranza.

Nella cantoria di destra in presbiterio è presente un organo a canne realizzato nel 1906 dal celebre Carlo Vegezzi Bossi (2 manuali, 20 registri, trasmissione pneumatico-tubolare).

Il 3 maggio 1932, Pio XI elevò la cattedrale a basilica minore. L’attiguo palazzo dell’Episcopio, a fianco della Cattedrale, si inserisce in maniera armonica nella bella piazza settecentesca prospiciente i due edifici. La cattedrale è stata riaperta dopo i lunghi lavori di consolidamento e miglioramento sismico effettuati dopo il terremoto del 1997.

Con il terremoto del marzo 1997 la cattedrale ha subito danni ingentissimi, per fortuna senza crolli, che hanno reso precaria l’intera struttura, specialmente nella zona della facciata e del presbiterio il quale tralaltro e rimasto interdetto per diverso tempo. Per molti mesi, dall’aprile del 2000 al marzo del 2002 la cattedrale è stata chiusa.

Negli archivi sono presenti tante testimonianze che riguardano lavori di recupero e restauro dopo eventi dannosi; alcuni hanno creato danni notevolissimi con la conseguente chiusura per periodi più o meno brevi. Si ricorda un terremoto del 1836, l’altro catastrofico del 1930 che sicuramente alcuni anziani ricorderanno: in quell’epoca crollò addirittura parte dell’arco laterale destro.

Le prime notizie sulla diocesi di Senigallia risalgono al 502, ma la cristianizzazione è presente probabilmente già intorno al 200 d.C, introdotta da San Feliciano. Anche se non è provato che il primo vescovo della città sia stato San Paolino nel secolo IV, la consacrazione della cattedrale è stata a lui dedicata per molto tempo. Il 4 maggio 1271, il vescovo Filippo consacrò la nuova cattedrale e la dedicò a San Paolino, vescovo di Nola.  Il primo vescovo citato nei documenti è San Venanzio, nel 503.

Il duomo di Senigallia ha conosciuto, nella sua storia, tre diverse collocazioni urbane e cinque ricostruzioni documentate.

La prima notizia dell’esistenza di una cattedrale urbana risale al VI secolo: questa chiesa, eretta dal vescovo Bonifacio nel 567 e consacrata alla Vergine e a San Paolino, era situata nei pressi del baluardo della Penna. Danneggiata dalle distruzioni operate in città nel 1264 dai Saraceni di Re Manfredi, fu restaurata nel 1271 dall’agostiniano vescovo Filippo. Nel 1458 questa cattedrale fu distrutta da Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), signore di Rimini, Fano e Senigallia, a seguito di una diatriba sorta con il vescovo in merito agli spazi da destinare alle nuove fortificazioni.

Nel 1450, infatti, sorse un conflitto tra Sigismondo ed il vescovo senigalliese, il quale non voleva far inglobare i suoi terreni nelle mura della nuova città per non essere assoggettato al nuovo signore. L’ostilità del vescovo fece sì che Sigismondo, nel costruire la nuova cinta muraria fu costretto, in un primo momento, ad escludere i terreni dove sorgevano la cattedrale, l’episcopio e le case di proprietà vescovile; qualche anno dopo, con il pretestuoso motivo che la cattedrale e l’episcopio sovrastavano troppo e insediavano la difesa della città verso levante, demolì l’intero quartiere.

Nel 1493 il vescovo Marco Vigerio I Della Rovere iniziò la costruzione di un nuovo episcopio nei pressi della chiesa parrocchiale di San Pietro, sita vicino alla chiesa della Croce; qualche decennio dopo, nel 1530, la chiesa parrocchiale sarà eretta a cattedrale dal vescovo Marco Vigerio II. L’edificio, evidentemente angusto e inadatto a tale ruolo, il 13 maggio 1538 venne riedificato.

Secondo il Vasari, questo nuovo progetto è da attribuire all’architetto Girolamo Genga (1476-1551) a cui seguì il figlio Bartolomeo (1516 – 1558), che si occupò della direzione lavori dopo la morte del padre. Nel 1611, il vescovo di Senigallia Antaldo degli Antaldi, l’abbellì di una ricca facciata rivestita con conci di marmo e decorata da colonne d’ordine dorico e corinzio. Di tale intervento resta testimonianza nell’iscrizione in marmo che un tempo era situata sulla facciata della chiesa.

L’interno della chiesa cinquecentesca, descritto dallo storico Ludovico Siena, era costituito da un’unica navata con due ordini di cappelle ai fianchi, in una delle quali, ricoperta di marmi, stava collocata l’Immagine di Maria Vergine detta comunemente la “Madonna del Duomo”.

Nella seconda metà del Settecento fu demolita una parte dell’episcopio per collegare il Corso con la nuova strada che sfociava verso Porta Lambertina; a causa della progressiva riduzione degli spazi dovuta alle demolizioni, il sito divenne inadatto ad ospitare il complesso cattedrale-episcopio che, nel 1790, dovettero essere abbattuti.

A seguito della soppressione della compagnia di Gesù nel 1773, il Duomo e l’episcopio furono collocati nell’attuale posizione, infatti l’allora vescovo Bernardino Honorati ottenne di trasferirli nella chiesa e nel palazzo che precedentemente erano affidati ai Padri Gesuiti .

Il 13 maggio 1877 fu inaugurata una nuova facciata, dono di papa Pio IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti 1792-1878) alla città, disegnata dal Cav. Augusto Innocenti in stile neoclassico.

Cattedrale di Senigallia ed Episcopio
Cattedrale di Senigallia ed Episcopio

Cattedrale di Senigallia ed Episcopio

Guardando la facciata a destra del Duomo si trova l’Episcopio e più oltre si trova tutto l’isolato chiamato degli “Orti del Vescovo”. E’ un nome storico che deriva dalla topografia. Ora non è assolutamente un pezzo di terreno coltivabile, ma un isolato urbano da riqualificare. Vi verranno costruiti 37 appartamenti di edilizia residenziale convenzionata, mentre al piano terrà sono previste attività commerciali. Dei 37 appartamenti, 14 saranno costruiti dall’Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica, che si è detto felice di realizzare un intervento di edilizia in un luogo centrale, non in luoghi marginali della città, come invece è successo negli ultimi 30 o 40 anni.

Rendering dall'alto del progetto denominato Orti del Vescovo
Rendering dall’alto del progetto denominato Orti del Vescovo

11 appartamenti saranno realizzati dalla Fondazione Città di Senigallia, che così completerà il servizio che già svolge con la Residenza Protetta per anziani non autosufficienti di via Cellini, a cui si aggiungeranno appartamenti per anziani in difficoltà economica. 6 appartamenti verranno realizzati dalla Diocesi di Senigallia e altri 6 dell’Istituto di Sostentamento del Clero.

L’affaccio sul lungo fiume sarà realizzato costruendo l’ultimo lotto di Portici Ercolani, che erano rimasti incompiuti dall’800.

Rendering del prospetto Lungo Misa del progetto denominato Orti del Vescovo
Rendering del prospetto Lungo Misa del progetto denominato Orti del Vescovo

Riqualificazione Lungo Misa Orti del vescovo

L’architetto Mario Gentili che ha curato il progetto ci ha ricordato che la partitura dei portici cioè la larghezza dell’arcata, l’architrave e la trabeazione furono disegnati personalmente dal cardinale Giuseppe Maria Ercolani, che ne ricevette l’ordine da Papa Benedetto XIV con lo scopo di ospitarvi l’annuale fiera della Maddalena. I portici in seguito furono costruiti durante più di un secolo da diversi architetti che mantennero il ritmo originario presentando tuttavia differenze strutturali e di dettaglio.

I primi tre portici furono costruiti fra il 1746 e il 1750. Il 4° e il 5° portico, furono costruiti fra il 1770 e il 1780, mentre il 6° chiamato anche palazzo della Filanda fu costruito nel 1830.

pagina a cura di Mario Maria Molinari

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