19 Maggio 2020

SERRA DE’ CONTI/2 DOVE IL TEMPO È SOSPESO: MONASTERO DI SANTA MARIA MADDALENA E IL MUSEO DELLE ARTI MONASTICHE

la Voce Misena

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23 giugno 2016
30 giugno 2016

due passi in collina

Monastero di Santa Maria Maddalena e il Museo delle Arti Monastiche
dedicato a “Le stanze del tempo sospeso” e Suor Maria Giuseppina Benvenuti, soprannominata “La Moretta”.

 ITINERARI

Tanti visitatori in occasione della Giornata del Fai. Gli alunni – ciceroni guidano la visita ad uno dei luoghi più significativi di arte e di fede dell’intera vallata del Misa.

La Voce Misena questa settimana propone due passi in un luogo di riflessione, a Serra de’ Conti per visitare le stanze del tempo sospeso del Monastero di Santa Maria Maddalena. La visita può proseguire nel complesso del Palazzo Comunale dove trova spazio l’interessante ed evocativo Museo delle Arti Monastiche dedicato a “Le stanze del tempo sospeso” che raccoglie in ambienti di grande suggestione: gli splendidi i reperti di cultura materiale appartenuti al vicino Monastero di S. Maria Maddalena esposti in maniera ragionata.

Uno stimolante percorso teatrale a cui il visitatore può partecipare con l’ausilio di cuffie acustiche, che permettono di immergersi in un immaginario, sorprendente e coinvolgente viaggio nelle stanze della clausura.

Le Stanze del Tempo Sospeso a Serra de’ Conti

Per il Monastero ci facciamo guidare dal Vademecum realizzato dagli alunni – ciceroni della scuola secondaria di primo grado ‘Corrado Cagli’ di Serra de’ Conti, classi 3 E e 3 F. ll Vademecum è stato preparato per le giornate Fai di primavera sotto la guida delle professoresse Morena Torreggiani e Monica Alesi.

Un modo, questo, per permettere al visitatore di ‘vivere’ questo monumento condividendo virtualmente la scelta delle monache che si esplicava, oltre che nelle pratiche pie, in una quotidianità operosa e concreta, documentata da spazi interni in cui venivano portate avanti le attività di tessitura e cucito, di ceroplastica, di confezionamento dei complementi floreali per l’arredo degli altari, oltre che di spazi esterni quali l’orto ed il giardino sospesi sul ‘giro delle mura’.

La visita alla splendida chiesa edificata a partire dal 1603 e oggi di proprietà del Fondo per il Culto, completa la conoscenza del complesso monastico.

Per arrivare al Monastero di Santa Maria Maddalena si fa una breve passeggiata, prendendo a destra subito dopo essere entrati dalla Porta di Santa Lucia.

Il Monastero fu costruito sulle fondamenta di un modesto edificio del 1330, il convento, fino a poco tempo fa abitato da monache Clarisse francescane, ospita tutt’ora al suo interno un refettorio ligneo intagliato del XVI secolo mentre varie tele ed utensili artigianali legati alla vita monastica sono stati ordinati nel Museo delle Arti Monastiche.

Nel Monastero è collocata anche la piccola chiesa destinata alle suore. Ciò che colpisce di questa piccola struttura è la particolare forma della pianta ellittica e la ricca presenza di decorazioni e dipinti barocchi.

Le Stanze del Tempo Sospeso a Serra de’ Conti

Ecco quanto hanno proposto gli alunni alle centinaia di visitatori che si sono recati a Serra. Anzitutto l’ingresso con l’affresco di S. Chiara. ‘Ci troviamo all’ingresso del monastero, l’ultima porta a sinistra è la porta del parlatorio dove le persone che facevano visita alle suore potevano sostare ed essere accolte. Il portone grande che abbiamo di fronte è invece l’ingresso nella clausura.

Questo portone si apriva quando le probande (coloro che accedevano per un periodo di prova) venivano accettate in monastero come postulanti (coloro che chiedevano di poter essere ammesse alla comunità monastica). Più a destra possiamo vedere le grate e la ruota. Qui avvenivano gli scambi di oggetti o cibi tra le monache e la comunità esterna.

La porta in fondo a destra è l’ingresso ai locali adiacenti alla chiesa, che venivano usati per il catechismo o per gli incontri. Sopra questo ingresso c’è un affresco che rappresenta S. Chiara che scaccia i saraceni dalla città di Assisi, mostrando l’ostensorio con l’Ostia consacrata.

Il monastero è un luogo sicuro che offre protezione dagli attacchi del mondo esterno. La monaca abbandona il mondo per consacrarsi a Dio, che diventa lo sposo della sua anima. Questa vocazione alla vita claustrale rappresenta per molte un “irresistibile richiamo” difficile da spiegare ai familiari.

Museo Arti Monastiche Serra de’ Conti

La vita offerta a Dio è caratterizzata dalla preghiera e dal lavoro. La scelta della clausura poteva rappresentare anche una valida alternativa per le donne per sfuggire ai matrimoni combinati e alle numerose gravidanze. Le famiglie nobili, per non disperdere il patrimonio, sceglievano di monacare le loro figlie e le loro doti hanno permesso la costruzione di edifici come quello in cui ci troviamo. Poi il passaggio nella clausura attraverso il portone grande in legno.

Adesso entriamo nella clausura attraversando la porta la quale, una volta che si chiudeva alle spalle della ragazza, rappresentava la rinuncia al mondo e l’entrata in un’altra dimensione, da cui non si poteva più uscire. Tale passaggio è descritto al museo nel percorso teatrale, dove le voci delle attrici ci fanno rivivere questo momento così significativo. Entriamo quindi nella clausura e osserviamo il mondo claustrale dalla parte delle monache.

Questo monastero non ha mai avuto altre destinazioni, pertanto è la prima volta che si può avere accesso alle stanze della clausura. Gli ambienti sono stati ricostruiti nel museo delle Arti Monastiche “Le stanze del tempo sospeso”. In tale luogo il tempo ha un altro ritmo, il lavoro e tutte le incombenze quotidiane assumono un altro significato e appaiono come “sospesi” in un tempo senza tempo’.

3) Refettorio. Questa è la sala dove le monache consumavano i pasti principali. Il menù variava a seconda delle festività. Spesso preparavano dolci per ricompensare coloro che prestavano servizi al monastero. Uno dei dolci più famosi è la “spumetta” che le monache offrivano spesso agli ospiti fino ai nostri giorni. Le ricette delle suore erano molto apprezzate e ricercate, ancora oggi sono praticate dai serrani, a casa come nei ristoranti locali (iniziativa grugni e grespigne). È stato pubblicato un libro con le ricette delle monache che è disponibile presso il Museo.

Le dimensioni del refettorio e le lunghe tavolate, testimoniano che nel ‘700 e nell’ ‘800 il monastero ospitava una numerosa comunità monastica, in alcuni periodi le monache erano circa quaranta. Le suppellettili, di varie dimensioni e tipologie, conservate al museo, lasciano immaginare la varietà delle ricette e la cura con cui venivano preparati i pasti, soprattutto i dolci che poi venivano venduti. I tavoli di questo refettorio sono originali della fine del ‘500. Ogni monaca aveva il suo posto e ognuna il suo cassetto.

4) Lavoriero. Siamo nella stanza del lavoriero. Qui le monache passavano molte ore della giornata impegnate in vari tipi di attività, che sono ben illustrate nel museo, dove sono conservati gli strumenti antichi legati alla produzione tessile. In passato qui avveniva anche la filatura e la tessitura con filatoi e telai. Altre attività erano la costruzione di statue in ceroplastica per le chiese o per i presepi, la produzione di fiori di stoffa per ornare le chiese nei mesi invernali o per le coroncine indossate dalle novizie il giorno dei primi voti temporanei. Un’altra attività praticata era la tintura sia delle stoffe che dei fiori di seta. I lavori eseguiti fino ai giorni nostri erano invece il ricamo, il cucito, il tombolo e l’uncinetto, che permettevano alle suore di procurarsi il necessario per vivere.

5 e 6) La campanella e le celle. La campanella è la voce comunitaria che invitava le suore alla preghiera, al lavoro, ai pasti, alla ricreazione. Le diverse combinazioni di tocchi e scampanellate componevano le chiamate di ogni suora e costituivano un mezzo di comunicazione all’interno del monastero. Ci sono due campane, una per il 1° e una per il 2° piano (far notare la campanella del 2° piano perché è quella che ha suonato quando è morta suor M. Giuseppina di cui si parlerà nell’infermeria).

Qui ci troviamo nel dormitorio che fu costruito nel 1709 per fare in modo che ogni monaca avesse la propria cella, mentre in precedenza dormivano in un dormitorio comune. Questo ambiente non è stato restaurato e conserva il fascino settecentesco. Il corridoio è lungo circa 60 metri, passa sopra la Chiesa e le finestre si affacciano una su piazza Leopardi e l’altra sulla collina di S. Paterniano. Possiamo ammirare il panorama su piazza Leopardi.

7 e 8) Candelabri, infermeria o stanza della Moretta. Questo locale era l’infermeria del Monastero dove venivano portate le suore malate. Si trova vicino al coro monastico che affaccia sulla Chiesa. In questo locale è morta Suor Maria Giuseppina Benvenuti, soprannominata “La Moretta”. Possiamo ammirare gli oggetti a lei appartenuti: la tonaca, il cappellino che ha indossato il giorno del suo battesimo, il breviario, e gli spartiti che usava per le sue esecuzioni all’organo. Possiamo ammirare anche una statuina in ceroplastica che la ritrae. Una consorella l’ha confezionata per non dimenticare questa monaca a cui era affezionata.

Suor Maria Giuseppina era originaria del Kordofan nel sud Sudan e venne liberata da Padre Niccolò Olivieri, dei missionari comboniani, con la “pia opera del riscatto delle fanciulle more”.

Inizialmente Zeinab Alif, questo il suo nome, dopo essere stata riscattata al mercato degli schiavi del Cairo, venne portata al monastero delle clarisse di Belvedere Ostrense e adottata dalla marchesa Benvenuti. Quando nel 1894 i monasteri di Belvedere e di Ostra vennero chiusi, le suore furono trasferite in quello di Serra de’ Conti.

Suor Maria Giuseppina era molto brava a suonare l’organo ed era considerata dalle consorelle molto buona. Per questo nel 1910 venne eletta abbadessa. Svolse molti offici nel monastero, come quello di maestra delle novizie e portinaia. A 80 anni morì in questo luogo e dopo poche ore la campanella, che abbiamo visto al piano del dormitorio, suonò misteriosamente senza essere mossa da nessuno.

Nel 1988 è stata avviata la causa di beatificazione, che si è conclusa nel 2011. Ora Suor Maria Giuseppina è stata dichiarata venerabile e il suo corpo sarà traslato nella chiesa del monastero. Il 24 aprile 2016 è stato il 90° anniversario della sua morte.

9 e 10) Spezieria (orto) e cappellina. Ci troviamo nel giardino/orto dove le monache coltivavano le piante officinali per la produzione di farmaci. In questo giardino vi facciamo notare in particolare la pianta di senape (Sinapis nigra); il mirto, che qui ha raggiunto dimensioni ed età notevoli (circa 100 anni) per la nostra zona.

Al museo sono in mostra i contenitori nei quali le suore conservavano le erbe e le produzioni farmaceutiche. La maggior parte degli oggetti è in vetro soffiato proveniente da Murano. Nella biblioteca del monastero sono conservati antichi libri di farmacopea.

Possiamo ammirare anche la cappellina con una statua della Madonna alla quale era particolarmente devota “La Moretta”, lei si curava di ornarla e mantenerla pulita. Insieme alla Chiesa, questa cappellina rappresenta la dimensione orante della vita monastica. Preghiera e lavoro si alternano durante tutta la giornata.

Il nostro percorso all’interno del Monastero termina qui, oggi avete potuto visitare il 35% degli ambienti e degli spazi che fanno parte del complesso monastico.

Uscendo, subito a destra, troverete la chiesa di S. Maria Maddalena inglobata al centro del monastero; essa è il luogo dove la comunità monastica apre le porte alla comunità civile per condividere, pur da dietro le grate del piano superiore e della cantoria, le funzioni religiose. La chiesa conserva le opere e gli arredi più preziosi e la potrete visitare autonomamente.

V’invitiamo poi a recarvi presso il Museo delle Arti Monastiche e a  percorrere le vie del centro storico con le varie Chiese e case aperte segnalate nel pieghevole che trovate al punto informazioni.

Grazie dell’ascolto e buon proseguimento.

Pagina a cura di Mario Maria Molinari

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