1 Aprile 2022 Tratto della 'scarpa di Morro d'Alba

MORRO D’ALBA CON IL ‘GIRO DELLA SCARPA’ INIZIA LA VISITA ALLA CAPITALE DEL ‘LACRIMA’

la Voce Misena

15 maggio 2014

due passi in collina

Nel paese del buon vino

ITINERARI

Andiamo a fare due passi a Morro d’Alba, appoggiata su una collina fra la valle del Misa e quella dell’Esino, sulla strada che da Sant’Angelo di Senigallia porta a Jesi passando per il Grottino.

Grappoli di Lacrima di Morro d’Alba stesi ad appassire

Il vino Lacrima viene prodotto dall’omonimo vitigno, unico ed autoctono di questa zona, che trova il suo habitat ideale in un ristretto comprensorio a Nord del fiume Esino, nella collina media e litoranea della provincia di Ancona. L’area della DOC comprende i terreni propensi alla qualità di tutto il territorio dei Comuni di Morro d’Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, con esclusione, per quest’ultimo, dei fondovalle e dei versanti delle colline prospicienti il mare.

La cinta muraria di Morro è di andamento irregolarmente pentagonale con sei bastioni ed è il risultato di una serie di diverse ristrutturazioni databili tra il XIII e il XV secolo ed è tuttora in buono stato conservativo.

Nella seconda metà del Cinquecento le autorità autorizzarono la costruzione di abitazioni sopra le mura, dando così origine alla cosiddetta “Scarpa”, esempio unico in Italia di camminamento di ronda completamente coperto, fiancheggiato da arcate, che corre lungo tutto lo sviluppo della cinta fortificata.

Interno del ‘giro della scarpa’ di Morro d’Alba

Quasi a ridosso delle mura castellane lambita dal camminamento della “Scarpa” si trova la Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, che reca la data 1763 iscritta sul portale. L’interno è a croce latina con un’unica navata, nel transetto e nelle cappelle laterali si trovano altari tutti diversi, riccamente decorati con colonne, stucchi, pitture e statue; nell’abside, in una nicchia coronata da stucchi e dorature, trova posto un trono ligneo dorato con l’immagine della “Madonna del Soccorso” dell’inizio del 1700.

Abside della Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio a Morro d’Alba

Sulla parete di fondo, al disopra dell’ingresso, si trova il ballatoio con parapetto modanato in legno dipinto su cui troneggia un bellissimo organo, del 1780 circa, attribuito all’anconetano, Vincenzo Montecucchi, che proseguì nelle Marche la tradizione e lo schema di costruzione della scuola veneta introdotta nella provincia di Ancona da Callido.

All’interno sono conservate alcune interessanti opere; tra queste una “Crocifissione con Santi” di Ercole Ramazzani (1596)

Nell’altare del transetto destro, sopra una nicchia con Crocifisso, è presente una tela mobile di Silvio Galimberti, importante pittore romano: “San Michele Arcangelo” fra altri Santi (1922). Sotto lo stesso altare è stata collocata, nel 1985 (dopo la ristrutturazione della chiesa della SS. Annunziata), l’urna contenente il corpo di “Santa Teleucania” (sec. XIX), l’epigrafe tombale in marmo e il paliotto che nascondeva il corpo nell’altare della chiesa precedente. 

Altre opere presenti: “San Gaudenzio” e “Ultima Cena”, due tele di ignoti artisti locali (sec. XVIII) e due pale del già citato Silvio Galimberti: un “Sacro Cuore di Gesù” (1918) e una “Immacolata Concezione” (1922 circa) fra San Gabriele dell’Addolorata, San Luigi Gonzaga e San Tarcisio

Presso il Fonte Battesimale: “Battesimo di Gesù” (1940), copia della celebre opera di Andrea Verrocchio con la collaborazione di suoi allievi, fra cui Leonardo da Vinci, eseguita da Ciro Pavisa da Mombaroccio.

Occorre sapere che nel corso dei secoli gli abitanti del paese hanno scavato sotto ‘la scarpa’ un complesso labirinto di grotte, collegate tra loro da gallerie, che costituiscono una sorta di seconda città sotterranea.

Museo “Utensilia”, situato nei sotterranei del Castello di Morro d’Alba

Alcuni di questi sotterranei sono tutt’oggi visitabili su concessione dei proprietari o all’interno del Museo “Utensilia” situato nei sotterranei del Castello. Questo museo della cultura mezzadrile ospita in otto sale una raccolta ragionata di oggetti di lavoro tradizionali, testimoni dell’autosufficienza della civiltà contadina. Aratri, telai, vagli, carri, botti, scale, falci, torchi e altri strumenti venivano costruiti nelle lunghe sere invernali dalle famiglie contadine, che ricorrevano all’aiuto del fabbro per le sole parti metalliche.

Palazzo della Residenza Comunale di Morro d’Alba

Nel Palazzo della Residenza Comunale di Morro d’Alba, costruito nel Settecento, ampliato e modificato all’inizio del Novecento, sono oggi conservate varie opere, tra cui una pala d’altare di Claudio Ridolfi, pittore di origine veneta, ma attivo soprattutto nelle Marche, raffigurante “L’Incoronazione della Vergine e Santi” e una tela del XVII secolo raffigurante San Michele Arcangelo, un tempo tutte collocate all’interno di chiesette locali. Nel 1901 venne ultimata la ricostruzione dell’edificio vicino alla torre campanaria, con il doppio loggiato come lo si ammira oggi.

Chiesa del Santissimo Sacramento a Morro d’Alba

Poco fuori dell’arco d’ingresso al castello di Morro d’Alba si trova La Chiesa del Santissimo Sacramento. Costruita nella prima metà del ’600 dalla omonima Confraternita del SS. Sacramento. Al suo interno, un altare ligneo ricco di decorazioni e una “Madonna del Tettarello”, un plastico della Santa Casa di Loreto (XVIII sec.) in legno dipinto, sul cui tetto siedono la Madonna e Gesù Bambino che benedice, realizzati in legno e cartapesta.

In via Roma va visitata la Chiesa di San Benedetto, il suo interno, decorato nei primi decenni del Novecento con opere di Marcantonio e Tarcisio Bedini di Ostra, ospita le due pale “Vergine Immacolata con il Bambino e Santi” (1595) di Ercole Ramazzani di Arcevia e “Madonna di Loreto con Santi” (1605 ca) attribuibile al pittore veneto Francesco Frigimelica, ambedue montate in sontuose mostre d’altare lignee, riccamente dipinte e dorate.

Chiesa di Simone e Giuda in contrada S.Amico di Morro d’Alba

La piccola chiesa rurale di Sant’Amico, dedicata ai Santi Simone e Giuda, è molto antica. Secondo una lapide pare sia stata ricostruita nel 1587. È immersa in una natura imperante avvolta dai vigneti, dai profumi e colori della campagna marchigiana.  La vegetazione è rigogliosa e i campi sono coltivati principalmente a vite dei vitigni di Lacrima di Morro d’Alba DOC e Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi. In questa area attualmente risiedono molte strutture ricettive e cantine.

Vigna a Morro d’Alba

Il nome “Lacrima” deriva quasi certamente dal fatto che la buccia dell’uva quando arriva al punto di maturazione, si lacera, lasciando gocciolare, lacrimare, il succo contenuto.

Il vino e il suo antico vitigno omonimo, che rischiavano la sparizione a causa di una dissennata “politica degli espianti”, sono stati salvati da alcuni estimatori e difensori lungimiranti che ne hanno ottenuto la DOC. Questa, istituita il 9 gennaio 1985, riconosce il vino “Lacrima di Morro d’Alba” e le sue tipologie “Superiore” e “Passito”.

Degustazione Lacrima di Morro d’Alba

Il vitigno Lacrima è estremamente versatile; si adatta bene alla vinificazione classica per la produzione di normali vini da pasto, va benissimo in macerazione carbonica per ottenere un novello con fragranze sopra la media ed è stupendo per la vinificazione in passito:  il prodotto che si ottiene è sicuramente uno tra i migliori vini, di questa tipologia, oggi presenti sul mercato.

Campagna intorno a Morro d’Alba

Da secoli, in questo ambiente la viticoltura viene praticata su dolci colline altamente vocate, fertili, ben modellate e di lieve pendio, perfettamente interpretate e valorizzate da produttori sapienti, aggiornati e operosi. Il Lacrima è un vitigno conosciuto praticamente da sempre, se ne parla in alcuni scritti risalenti all’epoca dell’antica Roma, e una leggenda narra che già nel 1167 Federico Barbarossa poté apprezzarlo quando, durante l’assedio alla città di Ancona, scelse il Castello di Morro come base e sua dimora.

Bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba

Oggi, la sua limitata produzione è conosciuta ovunque, ricercatissima e la richiesta in continua ascesa. L’estrema facilità di beva e la piacevolezza sono  alla base del successo che il Lacrima ha avuto e sta avendo in tutto il mondo.

pagina a cura di Mario Maria Molinari

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