Simone Ceresoni interviene sulla proposta di legge del Governo per fare in modo che la direttiva Bolkstein ridimensioni il solo criterio economico nelle assegnazioni

Senigallia
La Voce Misena
22 Giugno 2017
di Mario Maria Molinari

le spiagge sono parte del ‘demanio marittimo’: si tratta di un bene pubblico che può essere dato in concessione a privati

“Il demanio marittimo a Senigallia rappresenta tre importanti valori. – afferma Simone Ceresoni, storico ambientalista senigalliese – È un bene pubblico, è un bene ambientale ed è un consistente settore del lavoro”. La legge ‘delega al Governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo’ è stata approvata del Consiglio dei Ministri il 27 gennaio scorso. Il testo è stato presentato in Parlamento il 15 febbraio 2017, mentre a fine maggio la prposta di legge è stata adottata come testo base per la discussione. L’inizio delle stagione balneare è l’occasione per fare il punto sull’annosa questione.

“Il demanio è un bene comune delicato e limitato – spiega Ceresoni – è un bene pubblico e va difeso. Questo è un concetto che in Italia e in Europa va chiarito tanto ai cittadini, che agli imprenditori balneari che devono avere ben chiaro che operano su un bene pubblico di cui posssiedono un titolo concesorio, ma non il titolo di proprietà.

Il demanio maritimo è un bene comune non reversibile, nel senso che l’eventuale cementificazione, l’innesco di fenomeni di erosione derivati da comportamenti aggressivi e privatizzazione, una volta messi in atto diventano irreversibili. Va detto anche che sul demanio marittimo dal dopoguerra in avanti si è instaurato un sistema produttivo legato all’impresa familiare dal forte valore produttivo e lavorativo.

La Bolkestein ha il grande pregio di affermare la natura pubblica del demanio marittimo, ma sembrava introdurre un sistema duramente competitivo per l’assegnazione, basato solo sull’offerta economica da misurarsi con un’asta. Vedo positivamente – considera Ceresoni – che ora si parla di evidenza pubblica da concretizzarsi con un bando. Questo permette di tenere conto dell’anzianità dell’impresa familiare, degli investimenti fatti nel tempo e permette, limitando il numero di concessioni per ogni soggetto, di non mettere fuori gioco le nostre imprese artigiane in una competizione che sia mediata dalle scelte politiche.

In questi anni abbiamo visto che la competizione assoluta basata solo sull’offerta economica si è rivelata una occasione di impoverimento dei più e di arricchimento dei pochi. L’arrivo di colossi finanziari impoverirebbe il tessuto e conomico locale che offre lavoro capillarmente. Una grande capacità di investimento delle grandi imprese si porterebbe dietro anche una forte capacità di trasformazione ambientale irreversibile.

Per come si sta defininendo la proposta di recepimento della direttiva europea mi sembra che si introducano le giuste mediazioni per mantere il ricco tessuto delle imprese familiari che cartterizzano il nostro territorio, con il pregio essenziale di riaffermare la natura pubblica del demanio marittimo.

Mi piacerebbe che l’iter parlamentare fosse l’occasione anche riaffermare i principi di conservazione della natutra e della bellezza delle spiagge e del litorale italiano, difendendoli dalla cementificazione e da un uso aggressivo che non tenesse conto della biodiversità e del valore ambientale di una delle meraviglie italiane che una volta compromessa non potrebbe essere ricreata”.