La Dichiarazione di Indipendenza Palestinese è il primo documento ufficiale dell’OLP che proclama la Palestina come Stato indipendente.

Fu scritta dal poeta Mahmoud Darwish e letta da Yasser Arafat il 15 novembre 1988 (5 Rabi ‘al-Thani 1409), durante la sessione conclusiva del 19° Consiglio Nazionale Palestinese ad Algeri, suscitando l’acclamazione fra i presenti.

L’organo legislativo dell’OLP aveva in precedenza approvato il documento con 253 voti favorevoli, 46 contrari e 10 astenuti.

Al termine della dichiarazione, Arafat dichiarò di assumere il titolo di “Presidente della Palestina”, col quale ad aprile del 1989 fu formalmente eletto dal Consiglio centrale dell’OLP.

Contenuto:

Proclamò la Palestina come uno stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale.

Accettò le risoluzioni delle Nazioni Unite (in particolare le risoluzioni 242 e 338) e la soluzione a due stati.

Rinunciò formalmente alla violenza, pur mantenendo il diritto dei popoli a combattere le occupazioni straniere.

Implicazioni:

Portò al riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina da parte di molti paesi.

Lo Stato di Palestina a livello mondiale è oggi riconosciuto da 158 (+1: Stato Città del Vaticano) Paesi su 193 pari al 82% degli Stati membri dell’ONU e circa l’90% della popolazione mondiale.

Il primo paese a riconoscerlo fu l’Algeria che subito dopo la proclamazione, avvenuta nella sua capitale, riconobbe la nuova entità, aprendo la strada al riconoscimento internazionale, mentre il Belgio si appresta a diventare il 158°, dal momento che il 23 Settembre 2025, ha ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina: lo ha dichiarato il primo ministro Bart De Wever a margine dei lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

“Con questa decisione – ha affermato De Wever – il Belgio lancia oggi un forte segnale politico e diplomatico al mondo, unendosi al gruppo di Paesi che hanno annunciato il riconoscimento dello Stato di Palestina”.

Il premier belga ha precisato che l’avvio effettivo amministrativo delle relazioni diplomatiche, inclusa l’apertura di un’ambasciata belga e la firma di accordi internazionali, avverrà “una volta raggiunti gli obiettivi fissati dalla Dichiarazione di New York”.

La scelta di Bruxelles segue quella di altri governi occidentali: il presidente francese Emmanuel Macron aveva reso nota la decisione di Parigi poche ore prima, mentre Australia, Canada, Regno Unito e Portogallo avevano annunciato il loro riconoscimento già nella giornata precedente. 

Aprì la strada al processo di pace con Israele, inclusi gli accordi di Oslo firmati nel 1993 da Yasser Arafat (Presidente della Palestina) ed Yitzhak Rabin (Primo Ministro di Israele), entrambe insigniti del premio Nobel per la pace nel 1994.

Permise all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di uscire dalla lista delle organizzazioni terroristiche in molti contesti internazionali.

“Nel nome di Dio, il compassionevole, il misericordioso,

Fu in Palestina, culla delle tre fedi monoteiste dell’umanità, che nacque il popolo arabo palestinese, e fu lì che crebbe e si sviluppò, con il suo rapporto organico, continuo e ininterrotto con la sua terra e la sua storia che ne forgiò l’essere umano e nazionale. Con epica fermezza, il popolo palestinese forgiò la propria identità nazionale, elevandosi nella sua tenace difesa a vette miracolose. La magia di questa terra antica e la sua posizione al crocevia di poteri e civiltà suscitarono ambizioni e brame, invitando invasioni che portarono alla negazione dell’indipendenza politica al suo popolo. Ma la perenne adesione del popolo alla terra conferì alla terra la sua identità e infuse lo spirito della patria nel popolo.

Innestato in una successione di civiltà e culture, ispirato dalla propria eredità temporale e spirituale, il popolo arabo palestinese ha continuato, attraverso i secoli, a sviluppare la propria persona in un’unione totale tra Terra e Uomo e, camminando sulle orme che i profeti hanno lasciato su questa terra benedetta, ha elevato preghiere di ringraziamento al Creatore da ogni minareto e inni di misericordia e di pace da ogni chiesa e tempio.

Di generazione in generazione, il popolo arabo palestinese non ha mai cessato di difendere con coraggio la propria patria, incarnando nelle successive rivoluzioni la propria volontà di indipendenza nazionale.

E quando il mondo contemporaneo abbozzò il suo nuovo ordine di valori, l’equilibrio delle forze locali e internazionali negò ai palestinesi una parte del benessere generale, dimostrando ancora una volta che solo la giustizia può far girare la ruota della storia. La dolorosa iniquità gettò sale sulla ferita palestinese. Il popolo a cui era stata negata l’indipendenza e la cui patria era diventata vittima di una nuova generazione di occupazione divenne il bersaglio di tentativi di propagare la menzogna secondo cui “la Palestina è una terra senza popolo”.

Nonostante questa frode storica, la comunità internazionale, nell’articolo 22 del patto della Società delle Nazioni del 1919 e nel Trattato di Losanna del 1923, aveva riconosciuto che il popolo arabo palestinese, come gli altri popoli arabi che si erano separati dall’Impero Ottomano, era un popolo libero e indipendente.

Nonostante l’ingiustizia storica commessa nei confronti del popolo arabo palestinese con la dispersione e la privazione del diritto all’autodeterminazione in seguito alla Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1947, che divise la Palestina in due stati, uno arabo e uno ebraico, tale risoluzione fornisce ancora la base giuridica per il diritto del popolo arabo palestinese alla sovranità nazionale e all’indipendenza.

L’occupazione della terra palestinese e del territorio arabo da parte delle forze armate israeliane, e lo sradicamento e l’espulsione della maggioranza dei palestinesi dalle loro case da parte del terrorismo organizzato, e la sottomissione dei palestinesi rimasti all’occupazione, alla persecuzione e alla distruzione di ogni parvenza di vita nazionale, costituiscono una flagrante violazione di tutti i principi giuridici, della Carta delle Nazioni Unite e di quelle risoluzioni delle Nazioni Unite che riconoscono i diritti nazionali del popolo palestinese, compresi i diritti al rimpatrio, all’autodeterminazione, all’indipendenza e alla sovranità sul proprio suolo nazionale.

Nel cuore della nostra patria, lungo i suoi confini e nei suoi esili vicini e lontani, il popolo arabo palestinese non ha mai perso la sua profonda fede nel diritto al ritorno e nel diritto all’indipendenza.

L’occupazione, i massacri, la deportazione non sono riusciti ad allentare la presa del palestinese sulla sua coscienza nazionale. Ha proseguito la sua lotta epica e, attraverso quella lotta, ha continuato a cristallizzare la sua identità nazionale. E la volontà nazionale palestinese ha formato il suo quadro politico: l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l’unico rappresentante legittimo del popolo palestinese, riconosciuto come tale dalla comunità internazionale rappresentata dalle Nazioni Unite e dalle sue istituzioni e dalle altre organizzazioni internazionali e regionali.

Forte della fede nei diritti inalienabili del suo popolo, dell’identità nazionale araba e della legittimità internazionale, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha guidato le battaglie del suo grande popolo, un popolo fuso in una solida unità nazionale dai massacri e dagli assedi a cui è stato sottoposto in patria e fuori. L’epopea della resistenza palestinese è entrata negli archivi arabi e internazionali come uno dei più illustri movimenti di liberazione nazionale di quell’epoca.

La titanica Intifada popolare che si sta diffondendo nei territori occupati e la leggendaria fermezza dimostrata nei campi della patria e della diaspora hanno elevato la consapevolezza umana della realtà palestinese e dei diritti nazionali dei palestinesi a un livello di comprensione matura, calando il sipario sulla fase di dilagante inganno e di coscienze sedentarie, e assediando la mentalità ufficiale israeliana che si era assuefatta al mito e al terrorismo nella sua negazione dell’esistenza dei palestinesi.

L’ascesa dell’Intifada e il frutto cumulativo della rivoluzione in tutti i suoi aspetti hanno portato la saga palestinese a un’altra congiuntura storica in cui il popolo arabo palestinese deve ancora una volta rivendicare i propri diritti e affermare la propria determinazione a esercitarli sul suolo palestinese.

In virtù del diritto naturale, storico e legale del popolo arabo palestinese alla propria patria, la Palestina, e dei sacrifici delle sue generazioni successive in difesa della libertà e dell’indipendenza della propria patria;

In conformità con le risoluzioni delle conferenze del vertice arabo;

In forza dell’autorità della legittimità internazionale, come sancito dalle risoluzioni delle Nazioni Unite dal 1947; In attuazione del diritto del popolo arabo palestinese all’autodeterminazione, all’indipendenza politica e alla sovranità sul proprio territorio; Il Consiglio nazionale proclama, in nome di Dio e del popolo arabo palestinese, la fondazione dello Stato di Palestina sulla nostra terra palestinese, con la Città Santa di Gerusalemme come capitale.

Lo Stato di Palestina è lo Stato dei palestinesi, ovunque si trovino. In esso, essi svilupperanno la loro identità nazionale e culturale e godranno di piena uguaglianza nei diritti.

Le loro convinzioni religiose e politiche e la loro dignità umana saranno salvaguardate da un sistema di governo parlamentare democratico fondato sulla libertà di opinione;

sulla libertà di formare partiti;

sulla tutela dei diritti della minoranza da parte della maggioranza e sul rispetto delle decisioni della maggioranza da parte della minoranza; sulla giustizia sociale e sull’uguaglianza dei diritti, senza discriminazioni etniche, religiose, razziali o sessuali; su una costituzione che garantisca lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura; e sulla base della totale fedeltà al secolare patrimonio spirituale e civile palestinese di tolleranza religiosa e coesistenza.

Lo Stato di Palestina è uno Stato arabo, parte integrante della nazione araba e del suo patrimonio, della sua civiltà e della sua aspirazione a raggiungere i suoi obiettivi di liberazione, sviluppo, democrazia e unità.

Affermando il suo impegno nei confronti della Carta della Lega degli Stati Arabi e la sua insistenza sul rafforzamento dell’azione araba congiunta, lo Stato di Palestina invita il popolo della sua nazione a contribuire al completamento della sua nascita mobilitando le proprie risorse e aumentando gli sforzi per porre fine all’occupazione israeliana.

Lo Stato di Palestina dichiara il proprio impegno nei confronti dei principi e degli obiettivi delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti umani e dei principi e della politica di non allineamento.

Lo Stato di Palestina, dichiarandosi uno Stato amante della pace e impegnato nei principi della coesistenza pacifica, si impegnerà con tutti gli Stati e i popoli per raggiungere una pace permanente fondata sulla giustizia e sul rispetto dei diritti, in cui i talenti costruttivi dell’umanità possano prosperare, la competizione creativa possa fiorire e la paura del domani possa essere abolita, perché il domani non porta altro che sicurezza per i giusti e per coloro che riacquistano il senso della giustizia.

Mentre lotta per stabilire la pace nella terra dell’amore e della pace, lo Stato di Palestina esorta le Nazioni Unite ad assumersi una speciale responsabilità nei confronti del popolo arabo palestinese e della sua patria, ed esorta i popoli e gli stati del mondo amanti della pace e della libertà ad aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi e a porre fine alla tragedia che il suo popolo sta subendo, garantendogli sicurezza e impegnandosi a porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi.

Lo Stato di Palestina dichiara di credere nella risoluzione delle controversie internazionali e regionali con mezzi pacifici, in conformità con lo Statuto e le risoluzioni delle Nazioni Unite; e di rifiutare le minacce di forza, violenza o terrorismo e il loro uso contro la sua integrità territoriale e la sua indipendenza politica o l’integrità territoriale di qualsiasi altro stato, senza pregiudizio del suo diritto naturale a difendere il suo territorio e la sua indipendenza.

In questo giorno glorioso, il 15 novembre 1988, mentre ci troviamo sulla soglia di una nuova era, ci inchiniamo con timore reverenziale davanti alle anime dei nostri martiri e dei martiri della nazione araba, il cui sangue incontaminato ha alimentato la fiamma di quest’alba, che sono morti affinché la loro patria potesse vivere.

E ci crogioliamo nel bagliore brillante della benedetta Intifada, e dell’epica fermezza del nostro popolo nei suoi campi, nella sua diaspora e nei suoi esiliati, e dei portabandiera delle nostre libertà; i nostri bambini, i nostri giovani e i nostri anziani; coloro del nostro popolo che, feriti o fatti prigionieri, continuano a presidiare i loro posti sul suolo sacro di ogni villaggio e città; e le coraggiose donne palestinesi, custodi della nostra vita e della nostra posterità, custodi della nostra fiamma eterna.

Alle anime innocenti dei nostri martiri, alle masse del nostro popolo arabo palestinese e della nostra nazione araba, e a tutte le persone libere e onorevoli del mondo, rendiamo questa promessa: che continueremo la nostra lotta per respingere l’occupazione e consolidare la nostra sovranità e indipendenza.

Facciamo appello al nostro grande popolo affinché si stringa attorno alla bandiera palestinese, ne sia orgoglioso e la difenda, affinché rimanga per sempre il simbolo della nostra libertà e dignità in una patria che rimarrà per sempre la patria libera di un popolo libero.”

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