Ricordo come fosse ieri l’intervento di Fabio Mussi a Gargonza nel marzo 1997 uno dei momenti chiave della storia del centrosinistra italiano.
“Dieci idee per l’Ulivo: un incontro fra gli intellettuali e la politica” è il titolo del primo seminario dell’Ulivo tenutosi nel borgo medievale toscano del Castello di Gargonza tra il 7 e il 9 marzo 1997, era stato convocato per fare il punto sul governo guidato da Romano Prodi e sul futuro della coalizione, emersero forti tensioni.
Parteciparono il presidente del Consiglio, Romano Prodi, il vicepresidente, Walter Veltroni, 10 ministri del governo Prodi (mancavano solo gli esterni Bertinotti e Dini) il ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, il ministro di Grazia e Giustizia, Giovanni Maria Flick, il ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, il ministro del Lavoro, Tiziano Treu, il ministro dei Lavori Pubblici, Paolo Costa, il ministro della Funzione Pubblica, Franco Bassanini, il ministro della Sanità, Rosy Bindi, il ministro dell’Ambiente, Edo Ronchi, il ministro dell’Agricoltura, Michele Pinto, i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Arturo Parisi, Enrico Micheli, Giorgio Bogi,
i segretari di PDS, PPI e Verdi, Massimo D’Alema, Franco Marini, Luigi Manconi,
le segreterie dei partiti della coalizione e poi tra gli altri Marco Minniti, Cesare Salvi, Fabio Mussi, Pietro Folena, Anna Serafini, Giovanna Grignaffini, Enrico Letta, Leopoldo Elia, Lapo Pistelli, Sergio Mattarella, Mauro Paissan, Stefano Semenzato, Pier Luigi Petrini, Natale D’Amico, Leoluca Orlando, Enzo Bianco, Marina Magistrelli, Omar Calabrese, Tana De Zulueta.
Uno stuolo di intellettuali, Umberto Eco, Gianni Vattimo, Luciano Berio, Maurizio Costanzo, Corrado Augias, Ettore
Scola, Giorgio Rosenthal, Pietro Scoppola, Valerio Adami, Elvira Sellerio, Alberto Monticone, Augusto Barbera, Giuseppe Rao, Vincenzo Cappelletti, Paolo Flores D’Arcais, Gianfranco Dioguardi, Luigi Spaventa, Franco Cassano, Luigi Lombardi, Satriani, Daniele Amati, Giancarlo Bosetti, Andrea Manzella, Alessandro Pizzorno, Tomas Maldonado, Guglielmo Minervini, Enzo Balboni, don Vinicio Albanesi, don Antonio Mazzi..
Questo evento nacque con l’obiettivo di gettare le basi programmatiche, culturali e strategiche per il nascente progetto politico dell’Ulivo guidato da Romano Prodi, cercando di ricucire il dialogo e lo scambio di idee tra i grandi pensatori, accademici ed esperti del Paese e il mondo della politica attiva.
Il documento e il relativo dibattito ruotavano attorno ad alcuni pilastri fondamentali per il rinnovamento del centro-sinistra e della società italiana:
L’incontro ha rappresentato un tentativo pionieristico di legare la sinistra di governo agli stimoli esterni della società civile.
Il tentativo era quello di allargare la coalizione alla società civile e il rinnovamento della forma-partito:Il confronto serviva a immaginare un’alleanza innovativa, capace di superare le vecchie logiche di apparato grazie al contributo della società civile e dell’intellettualità diffusa.
Il punto focale di quella dinamica fu il disaccordo fra D’Alema e Mussi.
Fabio Mussi, all’epoca capogruppo dei deputati del Pds e storico esponente della sinistra del partito, prese nettamente e pubblicamente le distanze dalla linea espressa in quel contesto dal segretario del suo stesso partito, Massimo D’Alema, sostenendo il progetto dell’Ulivo, mentre D’Alema si era mostrato molto critico.
Fabio Mussi, forte anche del suo background (normalista di Pisa e in seguito Ministro dell’Università e della Ricerca), ha sempre sostenuto che la conoscenza e l’investimento sul sapere dovessero essere il motore della crescita del Paese.
Questo sforzo di elaborazione teorica aveva contribuito in modo decisivo a definire l’identità dell’Ulivo in vista della vittoria elettorale del 1996. Nel dibattito interno alla sinistra Fabio Mussi è sempre distinto sempre per il tentativo di coniugare il radicamento popolare con l’innovazione dei modelli politici,cercando di risolvere la contrapposizione teorica e organizzativa tra la struttura a “piramide” (il vecchio modello di partito centralizzato e gerarchico) e il modello a “rete” (la struttura orizzontale e plurale dell’Ulivo).
Fabio Mussi era aperto all’innovazione della “rete” ulivista, ma difendeva la necessità di una struttura organizzata come strumento democratico solido capace di dare reale rappresentanza e radicamento popolare ai ceti subalterni, rifiutando l’idea di un partito liquidio, del leader o esclusivamete d’opinione.
Denunciava anche il rischio di una piramide rovesciata (ovvero un sistema bloccato con troppi generali e pochi soldati), sostenendo invece la necessità di investire sulle reti delle conoscenze e su strutture orizzontali e inclusiv
Nel corso della sua vita politica, Mussi ha mantenuto un forte legame con questa impostazione culturale, manifestando negli anni successivi profondo rammarico per il progressivo indebolimento delle basi teoriche e culturali nel passaggio dall’Ulivo al Partito Democratico.
“E’ vero che prima c’erano la Dc, il Pci e il Psi. Però descrivere quell’insieme di forze come un unico campo che avrebbe perso 15 milioni di voti lo trovo arbitrario”. L’Ulivo è altro. “C’è un salto – ha detto Mussi – è proprio cambiata la storia del paese”. “Noi non siamo – ha aggiunto – i reduci di una battaglia perduta… La coalizione ha più bisogno di solida unità politico-culturale di quanto non ce ne sia oggi”. Non basta – ha detto ancora Mussi a D’Alema – dire che “il governo è un dogma… Lo è se rafforza la coalizione altrimenti neanche il dogma potrà durare a lungo”.
Umberto Eco rimase molto colpito dall’atteggiamento di Massimo D’Alema a Gargonza. Lo ha ricordato lo stesso Eco su Alfabeta2 nel 2011,
Di fronte alla prospettiva di un coinvolgimento della società civile, D’Alema rivendicò il valore della politica “professionale”: «Noi non siamo la società civile contro i partiti. Noi siamo i partiti».
E ancora: «L’idea che si possa eliminare la politica come ramo specialistico per restituirla tout court ai cittadini è un mito estremista che ha prodotto o dittature sanguinarie o Berlusconi».
Per Eco l’uscita di D’Alema fu «la credenza che un appello alla società civile significasse un appello all’assemblearismo sessantottesco e quindi a una deriva extraparlamentare oppure a una forma di berlusconismo».
«E’ il momento di creare le condizioni per accrescere l’attrattiva della
coalizione», aveva detto Prodi aprendo il seminario.
«Scusate se sarò spigoloso. Considerare la società civile contro i partiti è un metodo tardo sessantottesco, una situazione estrema che ha prodotto soltanto dittature o Berlusconi». – ha esordito D’alema – Il bipartitismo, ha sottolineato, è una prospettiva «lontana». Dunque venga accettato il peso dei partiti e sia chiaro a tutti che la politica «è una branca specializzata delle professioni intellettuali».
«Sappiate che i partiti svolgono un ruolo fondamentale nelle democrazie europee e noi eserciteremo il nostro fino in fondo», ha continuato.
E’ vero, ha affermato il segretario del Pds, che la saldatura tra cultura cattolica, laica e di sinistra ha portato alla vittoria elettorale, però attenzione: «Abbiamo due milioni di voti in meno» e la sconfitta dell’avversario si deve alla circostanza «che la destra non ha un progetto».
“L’ Ulivo non è e non può essere un partito nuovo”. Omar Calabrese, uno dei padri organizzatori del seminario di Gargonza, risolve d’entrata ogni dubbio. “L’Ulivo funziona – continua – solo se le differenze restano intatte e se le singole tradizioni rimangono vive”. Ma le necessità di salvaguardare identità e storie non elimina l’ importanza dell’ organizzazione.
“Noi dobbiamo definire nuove forme di adesione alla coalizione – dice Marina Magistrelli coordinatrice della coalizione – che garantiscano regole per tutti e consentano l’adesione ai cittadini e alle associazioni. I partiti non devono scomparire, ma devono cedere una parte della propria sovranità. Per questo è necessario introdurre una doppia tessera e fare una forte campagna di tesseramento”. E la tessera dell’ Ulivo per il 1997 è già pronta. Costa 10.000 lire e ne esistono già 100.000 copie. Per rilanciare la coalizione nei prossimi mesi verranno organizzati incontri in tutti i capoluoghi di provincia per raccontare un anno di governo, una convention con i sindaci e un meeting sulle nuove povertà.
“L’ obiettivo del seminario – ha precisato Omar Calabrese – è quello di puntualizzare le ragioni dell’Ulivo”. Dopo la vittoria alle elezioni e i primi mesi di governo per l’Ulivo si è aperta una nuova fase. La coalizione è alla ricerca degli elementi che uniscono le varie parti. “Noi siamo qui – puntualizza Marina Magistrelli, coordinatrice dell’Ulivo – per studiare le nostre radici, per verificare le compatibilità culturali che abbiamo. Si tratta di mettere insieme entità diverse e partiti distinti che solo due anni fa non avrebbero mai pensato di governare insieme”. E i temi del seminario, sorvolando i problemi scontati dell’agenda politica, ha spaziato da questioni come laicità e fede, potere, regole e libertà, per arrivare all’Europa, alla sicurezza, al rapporto differenza e uguaglianza.
Calabrese aveva mostrato ai cronisti una tessera del ‘Movimento per l’Ulivo’: «Ne abbiamo stampate 100 mila e, senza una campagna molto forte, ne sono già state prese 25 mila». «Si tratta della tessera del Movimento per l’Ulivo, non della coalizione.ed è di quella che deve essere il valore aggiunto», fece notare il dalemiano Marco Minniti.
La tesi di D’Alema, e di Minniti, è che premere sull’acceleratore sull’Ulivo, al di là delle intenzioni, può porre il problema del «sovrano» (parole del primo) o «essendo il Pds la forza più ampia, renderlo egemone» (parole del secondo). Un invito a non forzare, rivolto alle componenti minori.
«L’Ulivo è sicuramente molto di più di un cartello elettorale», ha osservato tuttavia Veltroni. «Ed è in crescita, ci dicono i sondaggi»
Crainz nel suo saggio interpreta le parole di D’Alema come «una vera doccia fredda per chi aspirava a un rinnovamento profondo».
La società civile allora – ed eravamo negli anni post Mani pulite – venne respinta da un arroccamento della politica, troppo miope di fronte alla realtà.
Il 9 ottobre 1998, quando il Parlamento sfiduciò il governo Prodi, Achille Occhetto, gridò al “complotto che si è incarnato nelle manovre dei colonnelli dalemiani” e Fabio Mussi, suo compagno di partito, profetizzò “da oggi inizierà a sinistra un processo di balcanizzazione”. E, da allora, il centrosinistra non trova letteralmente ‘pace’.
Resoconto del seminario su “Dieci idee per l’Ulivo : Carta dei principi e progetto di carta organizzativa del Movimento per l’Ulivo, conclusioni del gruppo di lavoro per la formalizzazione del modello organizzativo redatte nel corso della riunione del 15 luglio 1996, considerazioni a margine del documento elaborato dal “gruppo di lavoro per la formalizzazione del modello organizzativo” nella riunione del 15 luglio 1996, nota di Rolando Polli sul futuro dei “Comitati Prodi”, lettere circolari del “Comitato per l’Italia che Vogliamo”, lettere di convocazione ai coordinatori regionali e delle aree metropolitane, intervento di RP sul tema “La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe”, riassunto sintetico dell’attività di RP nel suo primo periodo di presidenza dell’IRI
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Italian
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Textual
Allied Mater
https://archives.eui.eu/en/fonds/190601?item=RP-221
Created By
Romano Prodi
HAEU Reference Code
RP-221
Physical Medium
Paper
Reference Archivists
Becherucci, Andrea
Context
Access Level
Closed Document, Open Description
Closed Until
1 Jan 2027
Content and Structure
Abstract
Resoconto del seminario su “Dieci idee per l’Ulivo : un incontro fra gli intellettuali e la politica” (Gargonza, Arezzo, 8-9 marzo 1997) con la presenza di Marina Magistrelli, Omar Calabrese, Alberto Monticone, Sergio Mattarella, Mauro Paissan, Cesare Salvi, Claudia Mancina, Rosi Bindi, Carlo Rognoni, Enzo Bianco, Fabio Mussi, Leoluca Orlando, Furio Colombo
Carta dei principi e progetto di carta organizzativa del Movimento per l’Ulivo, conclusioni del gruppo di lavoro per la formalizzazione del modello organizzativo redatte nel corso della riunione del 15 luglio 1996, considerazioni a margine del documento elaborato dal “gruppo di lavoro per la formalizzazione del modello organizzativo” nella riunione del 15 luglio 1996, nota di Rolando Polli sul futuro dei “Comitati Prodi”, lettere circolari del “Comitato per l’Italia che Vogliamo”, lettere di convocazione ai coordinatori regionali e delle aree metropolitane, intervento di RP sul tema “La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe”, riassunto sintetico dell’attività di RP nel suo primo periodo di presidenza dell’IRI
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